Lettera V

M. De Viloison ed il suo attendente Lappone – Disegni di
antichi costumi Veneziani in uno dei palazzi dei Gradanigo -
Capolavoro di Tiziano nella chiesa dei

Santi Giovanni e Paolo -
Le lontane colline Euganee.

18 Agosto 1780.

Piove; l’aria si è rinfrescata ed ho riconquistato il coraggio di riprendere il mio pennino, che il caldo afoso ha costretto a rimanere inerte così a lungo. Mi piace questa stramba città di Venezia, ed ogni giorno trovo nuovi divertimenti vagabondando tra i suoi innumerevoli canali e viuzze. Talvolta mi fermo a pregare nella chiesa di San Marco, dove studio i marmi e le sculture che la compongono. La cupola, scintillante di oro, mosaici, e pitture che raffigurano le meraviglie dell’Apocalisse, non manca mai di immergermi nel periodo dell’
Impero Bizantino. Mi immagino a Costantinopoli, ad attendere Michele Paleologo con tutta la sua corte. Solo una circostanza mi trattiene dal fermarmi ad osservare tutti quei tesori, immobilizzando la mia fantasia ed evitando che sprizzi nell’aria: l’ignobile lezzo che si effonde da ogni angolo e da ogni recesso dell’edificio, e che l’incenso degli altari non riesce a mitigare.

Quando non sono più in grado di sopportare quell’atmosfera nociva, corro sul Campanile della piazza e mi siedo tra le colonne della galleria, respirando le fresche brezze che soffiano dall’Adriatico; ammiro con tranquillità l’intera Venezia che si estende sotto di me, il suo mare azzurro e le scie delle isole sfavillanti nel sole. Dopo aver fatto scorta di aria salubre, affronto i vapori dei canali, e mi avventuro nei più pittoreschi e tenebrosi quartieri della città, alla ricerca di Turchi ed Infedeli, così da porre loro diverse domande riguardo al Cairo e a Damasco.

Gli Asiatici trovano Venezia di loro gusto, ed infatti tutti coloro con cui ho conversato mi hanno confermato che i loro usi e costumi ben si attagliano a quelli veneziani. Il sempiterno bighellonare tra caffè e locali dove sorbire il gelato si addice perfettamente agli abitanti dell’Impero Ottomano, che si muovono silenziosamente nei loro abiti tipici, fumando le loro pipe, senza essere osservati con stupore come avviene, invece, nella maggior parte delle capitali Europee. Pochi di questi Orientali sono espansivi e di larghe vedute; generalmente non conoscono nulla al di fuori del governo e delle più comuni pratiche mercantili.

I Greci sono di gran lunga più briosi, ancora tramandando nelle generazioni la loro propensione alle opere di genio e di creatività. Metastasio è stato di recente tradotto nella loro lingua moderna, e qualche artista ha anche avuto la pazienza di ambientare la storia di Clelia in Grecia. Ho visto due o tre di questi volumi esposti in una bancarella, sotto le grandiose arcate della libreria pubblica, quando un giorno andai ad ammirare i suoi pezzi antichi nei vestiboli.

Mentre ero intento nei miei affari, una piccola porta, non l’avrei mai sospettato, si aprì di scatto e vi uscì Monsieur de Viloison, direttamente da un luogo dove nulla, credo, era mai
stato depositato, eccetto manici di scopa e altri utensili. Questo gentiluomo, il più dinamico studioso di Omero dai tempi del buon vescovo di Tessalonica, in un solo minuto ti inzacchera dell’erudizione che i suoi colleghi ti esporrebbero in mezz’ora; parla fluentemente l’Arabo, il Greco, l’Ebraico e il Siriano; mi guidò da una stanza all’altra insieme ad una tempesta di erudizione.

Le sillabe cadevano più fitte della grandine, ed in un solo istante mi ritrovai così intontito che pregai d’essere presentato, come forma di rispetto, al Lappone che lo accompagnava; questi era un povero diavolo, innocuo, pacato ed indifferente a tutto, che ha fatto sue le regole di diversi proverbi Orientali: non avere mai idee tue.

Insieme andammo a visitare una collezione di medaglie in uno dei palazzi dei Gradanigo, e due o tre volumi di valore inestimabile, pieni di dipinti che raffiguravano gli abiti degli antichi Veneziani; così ebbi l’opportunità di osservare alla perfezione tutta l’inutilità Lappone del mio nuovo compagno. Che perfetta nullità! Gelido e muto come le regioni polari, non un moto di passione palpitò mai nel suo cuore; neppure un raggio di creatività ha mai illuminato la sua mente; privo di amore e di rabbia, di piacere e di dolore, i suoi giorni svanivano inerti: tuttavia devo dire che invidiai questa sua comoda apatia.

Dopo aver trascorso un’ora istruttiva esaminando le medaglie e i disegni, M. De Viloison mi propose di seguirlo nel convento Armeno, ma io addussi una scusa, e andai invece nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, davvero notevole, dal momento che ospita un capolavoro di Tiziano, il Martirio degli eremiti San Paolo e San Pietro. Alla sera navigai come al solito “sul diafano, limpido, cristallino mare”, per osservare l’effetto del tramonto sui rigogliosi giardini della Giudeca, e per contemplare i lontani colli Euganei, in passato la regione più felice d’Italia; dove erranti nazioni godettero della semplicità della vita pastorale, molto tempo prima dell’arrivo di Antenore.

In quei giorni primordiali fitte foreste e ampi pascoli coprivano le sponde dell’Adriatico, e innumerevoli greggi pascevano sulle montagne. Quest’epoca d’oro terminò con le incursioni dei Troiani e dei Veneti, che, guidati da Antenore, scacciarono gli infelici selvaggi, e si impossessarono delle loro abitazioni.



Le mie pubblicazioni

A vostra disposizione le mie pubblicazioni, buona lettura!

La guerra delle razze

Capitoli

Lettera II

LETTERA II.
Villa Mosolente – La strada verso Venezia – Prima veduta della
città – Scioccante veduta del Leone Bianco – Vista mattutina Leggi tutto »


Lettera III

LETTERA III.
Chiesa di San Marco – La Piazza – Maestose celebrazioni
qui anticamente celebrate – Grande architettura di Sansovino - Leggi tutto »


Lettera IV

LETTERA IV.
Caldo eccessivo – Il Diavolo e l’Africa – Spiaggia triste -
Scena dello Sposalizio del mare – Ritorno a Piazza Leggi tutto »


Lettera V

M. De Viloison ed il suo attendente Lappone – Disegni di
antichi costumi Veneziani in uno dei palazzi dei Gradanigo -
Capolavoro di Tiziano nella chiesa dei Leggi tutto »


Lettera VI

LETTERA VI.
Isole di Burano, Torcello e Mazorbo – L’un tempo popolosa
città di Altina – Un’escursione – Leggi tutto »


Lettera VII

LETTERA VII
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Raffinata canzone del Galluzzi – Leggi tutto »


Lettera VIII

Fantasticherie – Mura di Padova – Confusa Catasta dedicata a
Sant’Antonio – Devozione al suo Altare – Adoratori penitenti - Leggi tutto »


Lettera IX

LETTERA IX
Chiesa di Santa Giustina – Tombe di un’antichità remota - Buffi
atteggiamenti di devoti reumatici – La musica di Turini – Altra Leggi tutto »


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La catena degli Appennini – Idee romantiche connesse a queste Leggi tutto »


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Lettera XII

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Lettera XIII

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Lettera XVII

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Partenza dai tetri confini di Radiocofani e ingresso nei territori
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