Lettera X

Passaggio del Po – Regione boscosa – Vendemmia – Reggio -
La catena degli Appennini – Idee romantiche connesse a queste

montagne – Arrivo a Modena – Strada verso Bologna -
Magnifico Convento della Madonna del Monte – Tumulti
politici e naturali a Bologna – Avanzata attraverso le
montagne – Terribili panorami – Il paesaggio migliora - Greggi
di capre – Una corsa insieme a loro – Ritorno alla carrozza -
Squallido villaggio – Pasto miserabile.

12 Settembre, 1780.

Essendo caduta un po’ di pioggia, l’aria si era rinfrescata, e le gocce luccicavano ancora sulle viti che costeggiavano la nostra strada. Dopo aver percorso tre o quattro miglia fuori da Mantova il paesaggio cambiò in estesi campi di riso e prati della più tenera vegetazione bagnata dalle fonti, i cui frequenti meandri davano la sembianza di un grande tappeto verde intriso d’argento. Attraversato il Po e passata Guastalla, entrammo in una regione boscosa piena di villaggi; le greggi pascolavano e il pollame sfilava davanti a ogni cancello.

I villici erano indaffarati a separare il loro grano; o, in cima agli olmi e ai pioppi, raccoglievano gli abbondanti grappoli dalle viti che pendevano intrecciate da un ramo all’altro. Rimasi sorpreso di trovarmi già nel pieno della vendemmia, e di vedere ogni strada piena di carretti e ceste; non puoi immaginarti una scena più deliziosa.

Intorno a Reggio divenne ancor più vivace, e dall’altro lato di questa piccola città dall’invitante disegno, notai molti cottages che potrebbero essere stati la dimora di Titiro, con i suoi giardini e le sue siepi di salice, affollate di insetti ronzanti. La nostra strada davvero comodissima e confortevole ci consentiva di passare troppo rapidamente attraverso un così bel panorama. Gettavo fugaci sguardi sui campi e sulle macchie di vegetazione, con cui mi sarei dilettato per ore, e sui frutteti dalle erte gentili, all’ombra dei quali avrei potuto camminare per tutta la sera. Gli alberi erano letteralmente piegati sotto il peso dei frutti ed innumerevoli mele rubizze erano sparse sul terreno.

Oltre a questa abbondante massa di fogliame, alla quale il sole donava uno splendore aggiuntivo, all’estremità dei pascoli, si innalzava la catena irregolare degli Appennini, il cui colore blu scuro presentava un emozionante contrasto con le tinte accese del paesaggio in primo piano. Fissai il mio sguardo su quei monti lontani, e assecondai romantiche congetture di ciò che stava succedendo tra quelle valli – eremiti assorti in preghiera – bellissime contadine che prendevano l’acqua dalle fonti e banditi che nascondevano le loro vittime, forse in quel preciso momento, nelle loro grotte nascoste.

Tali erano i sogni che riempivano la mia fantasia, e che mantennero impegnata sino al crepuscolo, quando la luna cominciò a mostrarsi; quella stessa luna che poche notti prima
mi vide così felice a Fiesso. Lasciai la carrozza, e correndo nella fioca nebbiolina, mi abbandonai a quelle rimembranze…

Alla fine, dopo aver vagato dove mi conduceva la mia mente in quel momento selvaggia, l’avvicinarsi della sera mi spinse a ritornare al veicolo più velocemente possibile, e così arrivammo tra mezzanotte e l’una a Modena, la nostra destinazione.

13 Settembre.

Per arrivare a Bologna attraversammo una campagna spumante la cui abbondanza e fertilità aumentava man mano che ci avvicinavamo a quel celebre mercato di cagnolini di lusso e salumi. Una catena di colline domina la città, punteggiata da verdeggiante vegetazione e innumerevoli ville. Sull’erta più elevata di questa catena appare il magnifico convento della Madonna del Monte, abbracciato da una foresta e collegato alla città da un viale di una lega di lunghezza.

Questo grande portico che sale attraverso il boschetto, semi-nascosto e poco visibile, produce un effetto straordinariamente grandioso e singolare. Bramai raggiungere la cima passando per un così stupendo passaggio; e spero che in un futuro possa visitare meglio Santa Maria del Monte.

Purtroppo attualmente ho ben poco da dire su Bologna (dove trascorsi solo due ore), eccetto che in quel momento era priva di buonumore, dal momento che un terremoto ed il Cardinale Buoncompagni avevano sconquassato sia il suolo che la gente. La terra aveva tremato per mezzo anno; e per questi sei mesi, il legato ed i senatori hanno spremuto incessantemente; in questa maniera, tra tumulti naturali e sommosse politiche, i Bolognesi
devono aver passato proprio una piacevole estate. Questo resoconto, puoi ben supporre, non era certo in grado di rallentare il mio viaggio. Rimandai l’invio delle mie lettere, e procedetti immediatamente dopo cena attraverso le montagne.

Ci trovammo subito tra guglie e canaloni di pietra che in inverno sono percorsi da dieci mila rivoli, ma che durante i mesi estivi riflettono ogni raggio di sole, e ospitano metà della popolazione di scorpioni della nazione.

Per molte faticose leghe il nostro panorama risultò composto solo da tristi cumuli di terra e terreni desertici, più aridi e lugubri di quelli dove si era ritirata Maria Maddalena. Talvolta un crocifisso o una cappella spuntavan da una macchia d’erba bruciacchiata dal sole, e che formavano il manto di questi campi desolati; di tanto in tanto incrociavamo dei pellegrini
dagli occhi stralunati che arrancavano e che sembravano aspettare la notte per affrettarsi verso Loreto.

Durante le tre o quattro ore della nostra salita, lo scenario si fece ancor più sterile e desolato; dopo la seconda stazione di posta, il paesaggio cominciò a migliorare: piccole verdi valli alla base di terrifici dirupi, si mostravano alla vista, disseminate di querce, e rinfrescate da corsi d’acqua, che la nudità delle rocce incombenti rendevano più appariscenti. I lati dei dirupi consistono in rozzi massi mal modellati; ma le loro sommità sono lisce e verdeggianti, dove pascolano molti greggi di capre, che durante il nostro passaggio saltellavano allegramente sui cigli dei precipizi. Mi unii ad una di queste rinfrescanti adunate, le cui ombre erano allungate dal sole morente lungo i prati. Là mi sedetti per qualche minuto mentre quelle scuotevano le loro barbe al mio cospetto, e tentavano di terrorizzarmi con le loro corna. Dopo essersi stufate di compiere le loro acrobazie, l’intero gregge trotterellò via, ed io feci lo stesso. Mi accompagnarono ancora un poco tra gli anfratti e i boschetti.

Stava rapidamente approssimandosi il crepuscolo, e dei ghirigori di fumo cominciarono a salire dalle misteriose profondità delle valli. Ignoravo quale mostro abitava quei luoghi desolati così decisi di interrompere la mia camminata per paura che qualche Polifemo potesse farmi pentire. Mi guardai intorno e non vidi la carrozza; udii tuttavia il nitrito dei
cavalli, seguii quel suono e presi un’altra salita, dalla quale potei distinguere un altro tratto di foresta.

Un vento freddo soffiava dalle più alte cime degli Appennini, e rimandava un cupo crepitio in mezzo ai castagni che pendevano dal lato della montagna, attraverso la quale eravamo costretti a passare. Evitando di concentrarmi solo sul suono della carrozza, iniziai ad interpretare il linguaggio del fogliame, non proprio a mio vantaggio o a vantaggio di qualche essere vivente. Non ero un buon profeta: se fossi stato un oracolo, come gli antichi
visionari, mi sarei lanciato addosso una sventura.

Per quanto continuai con questa stramba propensione non saprei dire, ma credo che fosse già passata la mezzanotte prima di riemergere da quella foresta oracolare, e vedemmo nella luce fioca davanti a noi un gruppo di misere capanne, dove avremmo dovuto dormire. Questo sventurato villaggio è sospeso sul ciglio di una squallida montagna, e ogni folata di vento, scuoteva l’intero paesello alle fondamenta. Ci accolsero due megere con delle lanterne che ci invitarono, con un ghigno che mi ricorderò per sempre, a mangiare della mostarda con delle interiora di corvi, piatto di cui avevo una paura matta di assaggiare, per paura che si ritrasformasse in quell’uccello notturno, condannato a deprimersi in eterno tra quelle case.

Dopo ripetute preghiere riuscimmo a procurarci delle uova e delle fascine per accendere un fuoco. Mi sdraiai in un angolo e mi addormentai subito, dimenticando tutte le mie ansie.

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A vostra disposizione le mie pubblicazioni, buona lettura!

La guerra delle razze

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