Lettera XV

Firenze ancora – Palazzo Vecchio – Veduta dall’Arno -
Sculture di Cellini e di Giovanni da Bologna – Disprezzo
mostrato dagli Austriaci alla memoria

della Casa dei Medici -
Visita serale al Giardino di Boboli – L’Opera - Miserevole
cantata – Una Duchessa Napoletana

Firenze, 5 Ottobre 1780

Non senza rimpianto fui costretto a partire da Lucca. Avevamo fatto tutti la stessa strada per arrivare a questa importante repubblica, ma ora dovevamo separarci. Il vento era gelido, l’aria umida e intrisa di vapori malsani, e in mezzo a questi fummo obbligati a passare per una lega mentre la nostra carrozza si attardava dietro di noi.

Ci riparammo in un miserevole cottage, rimanemmo tremanti e tremolanti sino a che non mettemmo in ordine i bagagli, e poi procedemmo così lentamente che arrivammo a Firenze solo a tarda sera, prendendo possesso di un appartamento sull’ Arno, che essendo gonfio di pioggia ruggiva come un torrente di montagna. Spalancai le mie finestre, e vidi il suo corso
tumultuoso alla luce della luna, quasi nascosta tra nubi foriere di tempeste sospese sopra la fortezza di Belvedere.

Mi sedetti a contemplare l’effetto dell’ombra sul ponte, sulle alture di Boboli, e sulla montagna coperta da pallidi boschi di olivi, in mezzo ai quali si trova un convento, sino a che la luna affondò della parte più oscura del cielo, ed una campana cominciò a rintoccare. Il suo suono lugubre mi riempì di melanconiche rimembranze. Chiusi le persiane e lessi fino a mezzanotte tetre memorie di cospirazioni ed assassini, di Guelfi e Ghibellini, della storia più nera di Firenze.

6 Ottobre

Quando mi alzai ogni nube era svanita e la purezza e la trasparenza dell’etere aggiunse nuovo incanto alle pittoresche eminenze tutt’intorno. Mi sentii rivitalizzato da questa prospettiva tonificante, così passeggiai nello splendore del sole sino ai portici sottostanti la famosa galleria, poi mi recai a visitare un antico castello, costruito ai tempi della Repubblica, che fronteggia la grande piazza. Colossali statue e trofei mal scolpiti nel vero spirito classico fanno da cornice. In un lato ecco una fontana, addobbata con splendide figure di bronzo, opere di Giovanni da Bologna. Dall’altro lato, tre nobili arcate, e sotto una di esse il Perseo di Benvenuto Cellini.

Dopo aver ammirato alcuni gruppi di sculture di Baccio Bandinelli e di altri importanti artisti, entrai nella corte del castello, oscuro e profondo, come intagliato in una roccia, circondato da un arco a volta arricchito da arabeschi e sostenute da colonne sgraziate come quelle di Persepoli. Nel mezzo appare una fontana marmorea con una immagine bronzea che mi sembra abbastanza strana e dall’aspetto cabalistico. Mi appoggiai a questa per guardare verso le sommità delle pareti che si innalzano verso il cielo e da cui spunta una torre sottile. Al piano di sopra, negli appartamenti del castello, sono conservati curiosi gabinetti, tavoli incrostati di gemme, e migliaia di pezzi rari raccolti dalla casa dei Medici,
ancora di loro proprietà e non venduti al pubblico. Invero fu non senza indignazione che venni a conoscenza di questa nuovo spregio compiuto dagli Austriaci alla memoria di quegli illustrissimi patroni delle Arti; i primi, non essendo in grado di imitarli, si preoccupano di svilire i Medici facendoli passare come una razza di mercanti.

Avrei potuto rimanere molto più a lungo per godermi le stranezze e le rarità del luogo; ma era tempo di ricambiare delle visite. Terminate le formalità, mi misi a cenare in pace e solitudine, e poi alla sera mi ritirai tra i boschi di Boboli.

Che cielo sereno! Quale dolcezza nelle tinte delle montagne! Una nebbiolina purpurea celava la loro base, mentre le cime venivano investite di luce color zafferano, svelando tutte le candide casette e tutti boschi che ammantavano i declivi. Il panorama si ampliava man mano che salivo i vari terrazzi.

Dopo aver attraversato molti lunghi e cupi viali, raggiunsi la sommità della collina, mi sedetti sotto la statua di Cerere e rimasi a godermi uno scorcio dell’imponente cupola montagnosa del Duomo, della vicina torre e di un’altra torre più massiccia, costruita non improbabilmente secondo lo stile degli antichi Etruschi. Al di là di questo storico gruppo di costruzioni si distende una pianura immensa riccamente costellata di ville e giardini, di pinete e uliveti, proprio ai piedi dei monti.

Dopo aver aspettato il tramonto del sole e aver assaggiato tutti gli effetti lenitivi dei suoi ultimi raggi declinanti che irraggiava su ogni cosa, m’inoltrai tra le viti alla ricerca di un piccolo giardino ricoperto dalle rose più odorose adornato da un ruscello che sprizzava sotto un rustico arco di grotta frangiato dall’edera. Migliaia di pesci lo abitano, di tutte le più stupende e lucenti specie che vengon dalla Cina.

Questa dorata nazione saltellava per cogliere gli insetti, mentre io ero intento a guardare la profonda acqua limpida e ad ascoltare le gocce che stillavano dal grottino. Vi era poi un
bacino e in mezzo a questo una antica statua greca.

Mentre stavo meditando sul margine del ruscelletto (perché ritornai da questo dopo aver esaminato la scultura), la luna si alzò sopra il rigoglioso fogliame dei terrazzi, che discesi
tra balustre marmoree coronate da vasi ricolmi di aloe.

Erano le sette, e tutto il mondo stava andando da mio Lord T--, che vive in una bella casa tutta blu e argento, con uccelli impagliati, cupidi d’alabastro, e migliaia di altre leggiadrie; ma a dire il vero, né lui né la sua dimora sono degne di menzione. Trovai il modo di gustarmi il tè fuori, lontano da tutti i fannulloni che erano assemblati.

Posso dir poco bene della compagnia, e così chiuderò questo capitolo accompagnandoti all’Opera, che è davvero uno spettacolo emozionante. Il primo soprano mise a dura prova la mia pazienza, durante i pochi minuti che l’ascoltai. Non hai mai visto una focena così. Se questi animali dovessero cantare, lo farebbero così. Puoi supporre quante volte abbia invocato Pacchierotti, e rimpianto la nobile melodia del Quinto Fabio.

Eppure tutti sembravano così felici come se non fosse alcuna cosa più bella nel mondo; solo una duchessa napoletana mi intrattenne con la sua vivacità. Ci prendemmo le nostre
maledizioni e tornammo a casa egualmente contenti di aver mutualmente detestato sia il cantante che il pubblico.

Le mie pubblicazioni

A vostra disposizione le mie pubblicazioni, buona lettura!

La guerra delle razze

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