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William Wordsworth

William Wordsworth (1770-1850) nacque a Cockermouth, nel Lake District, un’area davvero ideale per la sua sublime bellezza naturale che i poeti romantici presero come fonte inesauribile di ispirazione.

E proprio Wordworth fu il vero iniziatore della poesia romantica inglese, grazie alle sue Lyrical Ballads, scritte a quattro mani con Coleridge, che divenne la raccolta simbolo di una generazione di scrittori. Senza dubbio il grand tour, tappa obbligata per coloro che volevano elevarsi spiritualmente e culturalmente, in Italia ebbe un’importanza decisiva nella formazione stilistica del giovane William.

La sua poesia è tutta intrisa da una fortissima comunione con la natura, una sorta di panismo (caratteristica, lo ricordiamo, della letteratura romantica) in cui l’uomo si lascia accompagnare all’estasi dagli elementi che lo circondano. “La poesia scaturisce dalla rimembranza delle emozioni ricordate in tranquillità” è la frase che spiega meglio di ogni altra la concezione stilistica di Wordsworth.

Non fu un ribelle. Fu un superbo forgiatore di rime, un attento sognatore, un pacato avventuriero nel mondo della poesia romantica. In molti punti anticipa la concezione del “fanciullino” pascoliano poiché credeva che da bambini si condividesse la vera comunione con la natura e, in generale, con il creato, mentre crescendo si perdeva irrimediabilmente questa unione. Egli cercò sempre di mantenere viva questa alleanza tra uomo e natura, per quanto possibile. Le sue poesie sono semplici, spontanee, delicate, raffinate ma mai leziose.

Non ha la prepotenza di un Byron, non possiede la capacità trascinante e quasi tendente all’estasi di Coleridge, non può rivaleggiare come personalità con John Keats. Fu il bardo di una natura gentile, il cantore di ciò che ci circonda e che spesso siamo troppo indaffarati per vedere: colui che sussurra all’anima meglio di ogni altro poeta romantico.

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