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La cerva dalle bianche zampe

La cerva dalle bianche zampe

Un centinaio di anni fa,
lungo le strade dei boschi,
il viaggiatore vedeva bere la selvaggia cerva,
o brucare le frasche di betulla.

Sotto una collina, il cui pendio roccioso
incombeva su un prato erboso,
e proteggeva un cottage dal vento,
una cerva era solita pascolare.

Arrivava solo dopo che sulle scogliere
si era posata la luce della luna,
così che nessun uomo potesse seguire le sue tracce
e le strade ch’ella percorreva durante il giorno.

Candide erano le sue zampe, la sua fronte mostrava
una chiazza bianca argentea
che sembrava luccicare come una stella
nella nebbiosa notte d’autunno.

E qui, dove cantava il succiacapre,
lei brucava le erbe nascenti,
e qui i suoi fruscianti passi venivano ascoltati
nelle immote sere d’Ottobre.

E quando l’immensa luna di mezzanotte
s’innalzava su quel prato erboso,
accanto alla cerva dalle bianche zampe
brucava un daino maculato.

La signora del cottage vietò al figlio
di puntare il fucile in questo luogo;
“sarebbe un peccato mortale”, disse, “ferire
o spaventare quegli animali così amichevoli.

Questo spiazzo è la mia casa
da dieci lunghi e bellissimi anni;
e sempre, quando risplende la luce della luna,
lei pascola davanti alla nostra porta.

L’uomo dalla pelle rossa dice che è arrivata qui
migliaia di lune fa;
e nessuno ha mai sollevato l’ascia di guerra,
né ha mai fatto vibrare l’arco.

Io amo guardarla mentre si nutre delle erbe,
e penso che la natura sia verso di noi benigna
mentre una così gentile creatura è ospite
del luogo dove viviamo”.

Il giovane obbedì, così andò in cerca
di selvaggina nel profondo della foresta,
dove, tra i silenzi e i muschi,
riposava l’antico sottobosco.

Ma una volta, nella dorata stagione dell’autunno,
vagò in quella distesa invano,
e non trovò nulla da cacciare,
così tornò a casa.

La luna crescente e la sera cremisi
mischiavano le loro luci;
la cerva, sul pascolo erboso,
stava cibandosi dei frutti della terra.

Egli alzò il fucile e prese la mira,
e dalle scogliere tutt’intorno
un’improvvisa eco, acuta e penetrante,
restituì il suo suono di morte.

Dentro alla foresta
la creatura spaventata fuggì,
ed al mattino gocce vermiglie giacevano
sulla rugiada splendente.

La sera successiva la luna luccicava
dolce come sempre;
ma la cerva su quel pascolo erboso
non si mostrò.

Prima che la luna crescente morisse,
l’uomo dalla pelle rossa arrivò,
e bruciò il cottage,
e uccise il giovane e la signora.

Ora gli alberi sono cresciuti sui prati,
e nascondono le scogliere alla vista;
là, nel mezzodì, urla il volteggiante falco,
mentre di notte si aggira la volpe.


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