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L'estate di San Martino

L'estate di San Martino

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Sebbene i fiori siano morti al tocco
del Gelo che è appena arrivato,
io saluto la stagione che amo così tanto,
la dolce estate di San Martino.

Grazioso mattino dall’alba rosata,
l’esile luna s’inchina a te!
Tesoro dell’anno morente, ultimogenita,
più amata di tutte quelle precedenti.

Quanto brucia il tramonto tra le pinete!
Quanto si allungano le ombre delle betulle,
intrecciando in lunghe schiere mosse dal vento
le praterie dell’occidente!

Il dolce giorno, che si apre come un fiore
quando dischiude i suoi petali delicati,
rinnova ancora per noi nel mezzodì
lo splendore dell’estate temperata.

Gli uccelli rimangono muti; solo il vento,
in mezzo alle foreste, va alla ricerca
delle tenaci foglie della quercia rossa,
e delle gialle piume dei larici.

Ma ancora il pino dal respiro balsamico
invita a non pensare al dolore,
nessuna sofferenza
il contenuto della terra può prender in prestito.

Qui l’estate e l’inverno
hanno stipulato una tregua,
una soave, corposa atmosfera
avvolge tutto con i suoi padiglioni di pace.

I boschi silenti, le solitarie colline,
s’innalzano solenni nella loro gioia;
la quiete che riempie la valle
può essere felicità o tristezza.

Che strano! Ieri l’autunno
sembrava morire nella morsa dell’inverno;
dai cieli plumbei, sulle gelide raffiche di vento,
stava volando la prima neve.

Ed ora, mentre la Natura
ci regala un’effimera pace,
non voglio deturpare l’attuale felicità,
pensando al futuro e lamentandomi.

Il mio autunno e la Natura
s’incontrano gioiosamente,
e, intorno a noi che siamo ormai vecchi,
intrecciano un clima dorato.

Appoggio il mio cuore contro al giorno
per sentire la sua delicata carezza;
non lascerò che vada via
senza che mi abbia benedetto.

Gli angeli del Signore non arrivano nelle forme
che gli antichi Siriani ci hanno tramandato;
nelle albe rosseggianti, nei tramonti dorati,
nel caldo sole di mezzogiorno io li vedo.

Non c’è alcun bisogno, in tempi come questi,
quando il cielo e la terra si avvicinano,
delle ali o delle canzoni come testimonianze
per rendere palese la loro presenza.

Ruscello di vita, il cui flusso più rapido
sta preavvisando la fine,
mi pare che l’ultimo bagliore del tuo tramonto
sembri più lucente di quello del mattino!

Le vecchie ansie spariscono; abbandono
i dubbi e le paure che mi hanno attanagliato;
la tranquillità di questo giorno felice
viene raddoppiata dentro la mia anima.

Quelle nubi ammantano questa nuova alba
e mi danno nuove gioie;
anche il tuo caldo orizzonte
l’inverno non nasconde più.

Il mistero dei giorni inesperti
non leggerò più nei miei occhi;
i giorni più oscuri
condurranno alla luce ed alla vita!

La notte d’inverno sarà meno terribile
se la memoria riscalderà
le sue ore più dure con i pensieri di te,
dolce estate di San Martino!


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