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Viaggio in Italia - William Beckford

Viaggio in Italia - William Beckford

LETTERA I.
Bolzano – Indicazioni per l’arrivo in Italia – Lucciole -
Apparizione dei Contadini – Lago nel bosco – Arrivo a Borgo
Di Volsugano – Panorama delle colline nello
Stato di Venezia -
Meravigliose Libellule – Fortezza di Covalo – Lasciamo la terra
dei dirupi e dei burroni ed entriamo nel territorio di Bassano -
Boschetti di olivi e vigneti – Apparizione di Bassano -
Felici incontri – Pachierotti, il celebre cantante - Aneddoto
su di lui.

29 Luglio 1780

Procedemmo tra le fertili montagne di Bolzano. Fu qui che per la prima volta notai le rocce tagliate in terrazze, coltivate a meloni e granturco; fichi e melograni pendevano dai muri dei giardini, gravidi dei loro frutti. Alla sera scorgemmo altri segnali dell’Italia che stavamo per raggiungere; e dopo il tramonto l’Adige, che impetuoso correva tra i dirupi, e che apparve terrificante nel crepuscolo.

Miriadi di lucciole scintillavano fra gli arboscelli delle sponde. Rintracciai il tragitto di questi insetti esotici grazie alla loro luce azzurra, ora rilucente sugl’alberi, ora rasente il terreno, ora confusa tra altri coleotteri. Ci venne offerta l’opportunità di seguire la loro rotta, dal momento che viaggiamo per tutta la notte; tale era la mia impazienza di raggiungere la terra promessa!

Il sole stava sorgendo quando da lontano avvistammo Trento. Dopo poche ore ci rimettemmo in viaggio (il 30 Luglio), dopo che le nostre passioni si erano in buona misura ridotte, e dopo aver lasciato anche Bergine, dove i villici festeggiavano con garofani rossi alle orecchie in luogo di orecchini, ed al collo coralli dello stesso colore, arrivammo in una
valle boscosa sulle sponde di un lago, traboccante della più pura e trasparente acqua, che va disperdendosi in rivoli ombrosi, in mezzo a colline interamente ricoperte da arbusti e piante.

Le rive presentano una macchia di vegetazione ininterrotta, intervallata da larici e fragili mandorli, che spuntavano dal sottobosco. Una cornice di rocce corre tutto intorno, eccetto
laddove gl’alberi declinano sino al margine del lago, sino ad immergere i propri rami dentro all’acqua.

Erano le sei quando colsi la vista di questo inatteso lago, e le ombre della sera si distendevano su di esso. Risalendo il pendio, osservammo questo placido grembo, e vedemmo diverse punte rocciose protese sopra la vegetazione. Con dispiacere mi accomiatai con quello spettacolo, e, in poche ore, arrivammo a Borgo di Volsugano; il paesaggio lacustre ancora dominava la mia immaginazione.

31 Luglio. – Il cuore prese a battere forte quando vidi le colline, ora non molto lontane, che mi avevano descritto in precedenza, estendersi nel territorio di Venezia.

La strada non era stata plasmata per il piacere di un viaggiatore impaziente; i ciottoli smossi e le pietre malferme la rendevano davvero noiosa e sconnessa. Non avrei di certo
risparmiato le imprecazioni, se non avessi attraversato una valle così pittoresca, coperta da ginepri, cosparsa da frammenti di roccia, precipitati, in un tempo ormai remoto, dalle cime
delle montagne circostanti, ora tutte fiorite di ciclamini.

Mi inerpicai sopra molti di questi spuntoni, fra gli odoriferi ginepri, per raccogliere i fiori che ho poc’anzi menzionato, e li trovai deliziosamente profumati. Le fritillarie, con i più mirabili insetti, molti dei quali vedevo per la prima volta, ondeggiavano espandendo le loro ali al sole. Non è possibile descrivere il numero di varietà che osservavo, né i loro più diversi colori. Non ebbi il coraggio di distruggere la loro felicità; di disperdere il loro lucente piumaggio e strapparle per sempre dai loro reami di luce e fiori.

Se fossi stato meno indulgente, avrei guadagnato credito con i loro rispettabili corpi, torturatori di farfalle; ed avrei potuto, forse, rimpinguare i loro armadietti con alcuni sconosciuti prigionieri. Invece, li lasciai assorbire le rugiade del cielo, nel pieno possesso dei loro diritti originari; e dopo aver cambiato cavallo a Tremolano, entrammo finalmente nella mia a lungo desiderata Italia. Il passo è roccioso e tremendo, sorvegliato dalla fortezza di Covalo, possedimento dell’imperatrice, e perfettamente adatta, si potrebbe pensare, ad esser abitata solo dalle sue aquile.

L’unico accesso a questo nobile forte é testimoniato dai resti di una corda lasciata dai soldati di guardia, che vivevano in quegli antri reconditi, utilizzati anche come arsenali e magazzini di polvere da sparo; rinunciai ben volentieri ai misteri di questa roccaforte, davvero troppo eterea per la mia forma terrena. Un nero vapore, permeante la sua entrata, completava questo paesaggio da romanzo gotico, di cui mai mi dimenticherò.

Per due o tre leghe non ci furono piccole variazioni nello scenario: dirupi, quasi perpendicolari su entrambi i lati, ed il Brenta che schiumava e rimbombava sotto. Più avanti, le rocce cominciarono ad esser ammantate da vigneti e giardini. Qua e là un cottage riparato da gelsi, faceva la sua apparizione, e spesso scoprimmo, sulle sponde del fiume, file di costruzioni bianche, con cortili e tendine, sotto le quali donne e bambini erano indaffarati nel lavorare la seta. Man mano che procedevamo, il corso d’acqua s’allargava, e le rocce si diradavano; trovavamo meno boscaglie e più cottages.

All’incirca verso le cinque del pomeriggio lasciammo la nazione degli spuntoni e dei precipizi, delle nebbie e delle cateratte, ed entrammo nel fertile territorio del Bassanese. Fu allora che vidi boschetti d’olivi e piante che s’inerpicavano sui più alti olmi; melograni in ogni giardino, vasi di cedri ed aranci davanti a quasi tutte le porte. La delicatezza e la trasparenza dell’aria confermò ch’ero giunto in un luogo dal clima più mite; sentii distintamente una sensazione di gioia e novità scorrere in tutte le mie vene, rimirando questa terra ridente di boschi e vegetazione che si estendeva ai miei occhi. Pochi vaghi vapori, che a stento potrei definire nubi, riposavano alle estremità del paesaggio; e, in mezzo a loro, il sole irraggiava i suoi dardi balsamici. I contadini stavano tornando a casa, cantando, e chiamandosi gli uni con gli altri dalle colline; mentre le donne mungevano le capre e preparavano il pranzo.

Li lasciai con la gioia nel cuore, quando da lontano vidi i vecchi baluardi ed i cipressi di Bassano; il cui aspetto classico richiamava alla memoria tempi antichi, e si ritagliava alla
perfezione con l’idea che mi ero fatto degli edifici Italici. Sebben attorniata da mura e torri, nessun soldato o ufficiale di dogana uscì dai suoi nascondigli, per interrogare e molestare un affaticato viaggiatore, poiché tale è il benessere dello stato di Venezia, almeno nelle province della terraferma, ch’esso non conta, ritengo, più di quattro reggimenti. L’Istria, la Dalmazia, le frontiere adriatiche, sono sorvegliate in modo particolare, dal momento che, come saprete, confinano con l’impero Turco.

Dopo esser passati sotto un arco dorico, attraversammo la parte principale della città diretti verso la nostra locanda, situata in posizione dominante su un pianoro verdeggiante, ove le persone camminavano e mangiavano ghiaccioli sino a sera. A destra, la chiesa Francescana, ed il convento, quasi nascosti nella religiosa tenebra dei pini e dei cipressi; a sinistra, le mura e le torri innalzantesi dal terreno, con le loro ombre solenni; dove terminava il tappeto erboso, cominciavano i giardini, e poi il bosco e i pascoli, sino alla base della montagna.

Appropinquandosi il crepuscolo, questo meraviglioso luogo si cominciò ad affollare di gente, seduta in cerchio sui prati, intenta a sorseggiare sorbetti e degustare frutta, in ozio sulle sponde del fiume sotto le torri. Sembravano tutti così felici e senza pensieri che desiderai fermamente esser come loro; e, grazie ad un buon vecchio Veneziano (il Senatore Querini), venni introdotto al fior fiore della nobiltà. La nostra conversazione terminò con la promessa di incontrarci la sera successiva presso la villa della Contessa Roberti, ad una lega da Bassano, per conoscere il nostro comune idolo, Pachierotti.

Non avete idea di quanto mi abbia fatto piacere condividere la stessa fede, cioè quella di creder in un solo cantante; né potete immaginare quale effetto quella divinità canora produceva in quel di Padova, dove s’esibì qualche anno prima, e dove mandò in visibilio quel pubblico. In particolare una donna, nobile d’alto lignaggio, cadde svenuta nell’attimo stesso in cui percepì i commoventi toni della sua melodia.

La Contessa, che ha gli stessi miei gusti canori, mi fornì un dettaglio della storia. “Egli ha provocato veramente un fanatismo a Padova”, furono le sue esatte parole. Le assicurai che in Inghilterra non eravamo sprovvisti di talenti; anche se, davvero potevamo contare tanti,
troppi, abominevoli eretici.


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Capitoli

Lettera II

LETTERA II.
Villa Mosolente – La strada verso Venezia – Prima veduta della
città – Scioccante veduta del Leone Bianco – Vista mattutina Leggi tutto »


Lettera III

LETTERA III.
Chiesa di San Marco – La Piazza – Maestose celebrazioni
qui anticamente celebrate – Grande architettura di Sansovino - Leggi tutto »


Lettera IV

LETTERA IV.
Caldo eccessivo – Il Diavolo e l’Africa – Spiaggia triste -
Scena dello Sposalizio del mare – Ritorno a Piazza Leggi tutto »


Lettera V

M. De Viloison ed il suo attendente Lappone – Disegni di
antichi costumi Veneziani in uno dei palazzi dei Gradanigo -
Capolavoro di Tiziano nella chiesa dei Leggi tutto »


Lettera VI

LETTERA VI.
Isole di Burano, Torcello e Mazorbo – L’un tempo popolosa
città di Altina – Un’escursione – Leggi tutto »


Lettera VII

LETTERA VII
Costa di Fusina – Il Brenta – Un Villaggio di Palazzi – Fiesso -
Raffinata canzone del Galluzzi – Leggi tutto »


Lettera VIII

Fantasticherie – Mura di Padova – Confusa Catasta dedicata a
Sant’Antonio – Devozione al suo Altare – Adoratori penitenti - Leggi tutto »


Lettera IX

LETTERA IX
Chiesa di Santa Giustina – Tombe di un’antichità remota - Buffi
atteggiamenti di devoti reumatici – La musica di Turini – Altra Leggi tutto »


Lettera X

Passaggio del Po – Regione boscosa – Vendemmia – Reggio -
La catena degli Appennini – Idee romantiche connesse a queste Leggi tutto »


Lettera XI

Regione sterile – Discesa verso paesaggio migliore – Vista di
Firenze da lontano – Luce della Luna – Visita in Galleria - Resti Leggi tutto »


Lettera XII

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freddo sulle montagne – L’intera Repubblica è in Leggi tutto »


Lettera XIII

Partenza per Pisa – Il Duomo – Interno della Cattedrale - Il
Campo Santo – Solitudine nelle strade nel mezzodì – Seguito Leggi tutto »


Lettera XIV

Il Molo di Livorno – Costiera tempestata di Torri di
avvistamento – Acquisto inaspettato di rami corallini Leggi tutto »


Lettera XV

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mostrato dagli Austriaci alla memoria Leggi tutto »


Lettera XVI

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Scalata delle colline celebrate da Dante – Veduta dalla sua Leggi tutto »


Lettera XVII

Pellegrinaggio a Valombrosa – Rocce scoscese – Boschi di Pini -
Grande Anfiteatro di Prati e Pascoli – Accoglienza al
Convento – Valli selvagge dove Leggi tutto »


Lettera XVIII

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Montagne intorno a Radiocofani – Palazzo infestato dei Leggi tutto »


Lettera XIX

Partenza dai tetri confini di Radiocofani e ingresso nei territori
Papali – Zona vicino ad Acquapendente – Sponde del Lago di Leggi tutto »


Lettera XX

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pianure dove i Romani innalzarono il trono dell’impero - Antico Leggi tutto »


Lettera XXI

Partenza da Roma per Napoli – Scenario nei dintorni di Roma -
Albano – La malaria – Velletri – Associazioni classiche - Il Leggi tutto »


Lettera XXII

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rispetto di Virgilio da parte dei Napoletani – Aerea situazione - Leggi tutto »


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