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Il cavaliere spettrale

Il cavaliere spettrale

Cos’è stato quest' urlo che ha trapassato la mia Mente
mentre sedevo sulle antiche rovine del tempo passato?
Ascoltate! Fluttua nell’intermittente raffica del vento,
e rimanda alla pallida luna un funereo singhiozzo.
Forse è il pianto della Banshee nella tempesta,
o un terribile demone assetato di peccato,
in cerca dell’assassinio e della colpa quando la virtù dorme,
portato in volo dal potere di qualche spietato re,
che draga il cuore della pianura prostrata.
No, non é un demonio venuto dalle regioni dell’Inferno
che riversa il suo cupo lamento nella quiete della notte:
non è un fantasma di un peccatore morto,
né un vampiro urlante e puzzolente di sangue rappreso;
Ogni sette anni
quella voce si unisce con la bufera,
ogni sette anni
un’ombra informe che dorme sulla collina
si sveglia e galleggia nella nebbia della brughiera.
Non è lo spirito di un uomo ucciso,
lanciatosi verso il trono del suo Dio senza essere stato chiamato,
quello che ulula tra le pause della turbinante bufera.
Questa voce è sommessa, fredda, tetra e gelida,
non è udita da nessun orecchio, ma è sentita da ogni anima.
E’molto più spaventosa del grido del demone della morte,
o della risata dei diavoli quando ululano sul cadavere
di un uomo che ha venduto la propria anima all’Inferno.
La sua voce anticipa l’arrivo di una forma mistica,
un bianco destriero porta in sella lo spettro;
entrambi sono più magri delle nebbie della montagna,
quando la limpida luce della luna si posa sul lago immoto.
La SUA guancia è più pallida delle nevi di Nithona
quando l’inverno cavalca sulla tempesta che viene dal nord,
e urla in mezzo alle foreste, tra gli alberi senza foglie.
Quando la bufera si ingrossa e scatena la sua furia,
e le trombe d’aria mugghiano nelle caverne di Inisfallen,
nel mezzo della selvaggia guerra nel cielo,
il cavallo spettrale galoppa nella distesa desolata,
mentre il suo cavaliere grida dentro il ruggito del tuono.
Sopra di lui i fieri fulmini del Cielo rabbioso
si tacciono, come impauriti di colpire la sua testa.
Le meteore della mezzanotte evitano la sua figura,
mentre il viandante sperduto che incrocia la sua strada,
con meraviglia ammira l’azzurro lampo che attraversa quella forma:
e la sua voce, sebbene fievole come i sospiri di un morente,
fa rabbrividire l’atterrito passante,
che la ode più distintamente del selvaggio ruggito del tuono.
Lo stesso fa il dragone che, incatenato nelle grotte
per l’eternità, maledici i campioni di Erin,
geme e piange in quell’ora solitaria ch’è la mezzanotte,
attorcigliando le sue grandi spirali intorno alle sagome dei demoni;
infine, agonizzante, turbina i suoi occhi che nuotano nella morte,
e sebbene quasi distrutto da dolore, continua ad agonizzare!
Fa scaturire dalle cavità del suo scheletro gli incubi,
che, tra spasmi e tormenti, cercano il giaciglio
di qualche disgraziato febbricitante che invano tenta di dormire;
anche gli insepolti spettri dei peccatori
si zittiscono in quella tempesta intermittente.
Fluttuano sopra il crescente mulinello dell’uragano,
e spaventati cercano le grotte del gigantesco
dove le loro scarne figure riversano suoni soprannaturali
sulla bufera che addolcisce il cuore del lago,
e mescola la sua ferocia con l’aria della mezzanotte.


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