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Alla Luna del raccolto

Alla Luna del raccolto

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Cum ruit imbriferum ver:
spicea jam campis cum messis inhorruit, et cum
frumenta in viridi stipula lactentia turgent.
Cuncta tibi Cererem pubes agrestis adoret.
VIRGILIO.

Luna del Raccolto, mite messaggera
dell’agreste abbondanza,
io ti saluto! Saluto il tuo dardo di luce
che leggero tremola sull’acqua del fiume,
e indora il villaggio di tetti di paglia,
dove dimorano l’Innocenza e la Pace!
Tu riempi di gioia la gente dei campi,
solleciti le danze e le canzoni agresti.

Luna del Raccolto, io amo
vagabondare sugli altipiani
mentre il tuo umile e sereno raggio
colora d’oro tutto il paesaggio circostante;
io amo vederti correre verso l’alto,
nell’azzurra volta del cielo,
dove neppure il più lieve vapore intercetta il tuo bagliore,
e nella tua limpida maestà cammini per la tua strada.

Bellissima, umile Luna!
Ora la notte è giunta al suo apice,
sotto al tuo dominio giace meditabonda,
mentre intorno sussurrano gli zefiri,
ventilando dolcemente il frumento abbronzato dal sole
e stagionato dal calore dell’estate;
tingendo tutta la gioia agreste
quando la sconfinata abbondanza saluta il suo sguardo,
e ti acclama,
umile Luna!
Quanti occhi femminili viaggeranno
lungo la strada
per vedere le messi,
le care deliziose messi del raccolto.

Tempeste e bufere, inondazioni e piogge,
torvi predatori delle pianure,
fuggono questa stagione,
perché nemici delle tue feste:
possano i venti
non condurre nei cieli le nubi,
possa tutta la natura sorridere
quando nella volta celeste appare il tuo viso, Luna del Raccolto!

Sotto al tuo nobile tetto riposa
il contadino profondamente addormentato:
egli sogna fienili stipati, e nella
corte sente risuonare il falcetto;
oh! Fa che nessun uragano distrugga
le sue oniriche visioni di felicità!
Dio dei venti! Ascolta questa umile preghiera,
e mentre la Luna del Raccolta risplende, risparmiaci la furia delle tempeste.

Figli dello sfarzo, a voi
lascio il potere di corteggiare il sonno;
incalzate il soffice letto,
mentre febbrili chimere coronano il vostro capo;
io cercherò la palude silvestre,
penetrerò nell’ombra più impenetrabile,
avviluppato nei sogni della contemplazione,
meditando sugli argomenti più sacri,
mentre sulla brezza
veleggerà soavemente
la melodia incantata dell’usignolo,
e spesso i miei occhi
si solleveranno riconoscenti
verso di te, umile Luna del Raccolto!


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