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Salute - Un'ecloga

Salute - Un'ecloga

I primi pastori arrivano sui prati
ed imprimono le loro lunghe orme sull’erba sfavillante,
le mucche incuranti del loro pascolo permangono immobili,
ma non sempre ossequiose alla mano del mungitore,
quando Damon dolcemente posò il piede sul prato rasato,
Damon, un giovane allontanatosi dalle insidie della città;
lunga è stata la sua piacevole camminata sul sentiero,
sino ad un pergolato che chiudeva la veduta lontana;
qui si ferma a riposare il giovane, e mentre la piumata calca
leva al cielo la sua armonia selvatica, egli compone una poesia.

Qui portata in volo dal dolce vento Etesio,
tu Dea della nazione, incantevole Salute, trovi il tuo riparo.
Qui lascia che il mio petto attraverso alberi frementi inspiri
le rosate benedizioni portate dal vento mattutino.
Che cosa sono i campi, i fiori, tutto ciò che vedo?
Ah! Tutto è privo di gusto, se non goduto insieme a te.

Gioia per la mia anima! Sento che la mia Dea è vicina,
anche il volto della Natura è allegro come il mio;
sul verde pianoro corrono brezze rinfrescanti,
le sorridenti margherite si gloriano sotto al sole,
i ruscelli corrono borbottando con onde argentee,
i sentieri coperti di piante gioiscono con le loro foglie danzanti,
gli uccelli cinguettanti vagabondano tutt’attorno
per provocare i melodiosi echi del boschetto:
altissime sommità assolate, valli completamente in ombra,
sponde coperte da spessa rugiada, e valli serpeggianti di fiori,
con variegati paesaggi gratificano la vista,
e disperdono nel piacere lo sguardo.

Vieni, Dea della nazione, vieni! E non basti tu,
porta anche la tua sorella di montagna, Esercizio!
Chiamata dalla tua dolce voce, ella si incammina,
con il suo sinuoso corno proclama la fine della caccia;
scala le rocce, aleggia sul pianoro,
cani, aquile, e cavalli affollano il suo corteo;
il suo viso audace respinge il vento che la frusta,
confini e strade le fluttuano dietro ormai indistintamente.
Il debole vede tutti questi come strumenti di fatica,
mentre in realtà sono aiuti per il piacere che condivido con te.

Che l’Accidia giaccia pure rammollita sino a mezzogiorno,
lascia che si culli indolente nella città afosa;
infiacchita dal riposo, e che si indebolisca ancor di più,
o lascia che si prenda cura di altri in lussuosi sfarzi:
io monto sul destriero, chiamo i cani da caccia dalle avide bocche;
la volpe non ancora stanata, fugge in luoghi nascosti;
io conduco la caccia dove i cervi camminano attraverso fitti boschi,
e scuotono gli alberi con la loro testa ramificata;
faccio spiccare ai falconi il loro spensierato volo,
planano per ghermire la preda, ed in picchiata l’afferrano:
fisso l’allettante amo per pescare;
per ferire i volatili carico la pistola di morte.
Perciò è grazie all’esercizio che io miglioro,
e la forza ed il piacere aumentano ogni volta.
Qui per tutto l’anno ogni cosa rimane bellissima;
ed anche l’anno prossimo, ti incanterò ancora.

Oh vieni, tu Dea della mia poesia campestre,
e porta anche tua figlia, la tranquilla Letizia!
Signora dalle guance rubizze e dagli occhi che ridono,
dalla cui lucente presenza fuggono le nuvole del dolore:
per lei io mieto i miei passi, intreccio i miei pergolati,
taglio le mie basse siepi, e nutro i miei fiori;
per darle il benvenuto, ho allestito questo seggio estivo,
e qui la corteggio quando viene a riposarsi;
nel momento in cui dall’esercizio al riposo
ella passerà, le insegnerò il piacere di cambiare.

Ora la conversazione tra amici ingentilisce le mie dolci ore,
e Tullio Tusculo rivive in me:
ora su seriosi libri ripongo il mio dolce rifugio,
e questo mi rende sempre migliore;
o sulle opere della serena Fantasia io vago,
dove i flauti e l’innocenza divertono il bosco:
Il bardo nativo che sulle pianure Siciliane
Per primo cantò le umili maniere dei pastorelli;
o la Musa di Marone, che nella luce più chiara
dipinge vedute agresti e bellezze della vista;
questi dolci divertimenti porta la Felicità,
e la Fantasia, priva di dolore, si mette a cantare.
Qui la bella Salute rimane per tutto l’anno;
e quando arriverà l’anno prossimo, così io ti incanterò ancora.


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