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Alla Stella della sera

Alla Stella della sera

1 Stasera si è ritirata, la regina del cielo
giace con il giovane Endimione:
ed ora ad Espero è consegnata
per un breve tempo la reggenza della volta celeste,
fino a che lei, grazie alla sua luce, riuscirà a sostituirlo con
un ruscello di raggi più scintillanti.

2 O Espero, mentre la calca stellata
con timore reverenziale circonda il tuo sentiero,
oh, ascolta la mia poesia supplicante,
se per caso ora la voce umana
possa disturbare il tuo orecchio delicato
e protendersi a udire suoni mortali.

3 Così possa il geniale corteo del promesso sposo
ancora invocarti per risplendere:
così possa il corteo di donne nubili della sposa
innalzare il canto del loro adulante voto ad Imene,
possa brillare ancora la sua fortunata luce
con puro splendore come la tua.

4 Di gran lunga rispetto ad altri voti io preferisco
il tuo potere indulgente.
Ahimé, ma ora ho versato le mie lacrime
sulla vergine tomba della bella Olimpia:
ed ecco, da quel luogo io vago alla ricerca
della dimora di Filomela.

5 Benevolo mandi il tuo raggio dorato,
tu, luce più pura del cielo:
lascia che nessuna falsa fiamma ti induca a perderti
nei luoghi dove l’abisso e il baratro si nascondono per ferirmi:
ma conducimi dove il potere ristoratore della musica
possa lenire il dolore del mio amore afflitto.

6 A coloro che tante poesie riconoscenti
nelle stagioni più felici hanno rivolto alla loro amata,
appartengono questi prati, rifugio di Olimpia:
spesso accanto a quel ruscello argentato noi passeggiavamo,
o ci fermavamo, mentre Filomela parlava,
e sotto quei rami sedevamo.

7 Né di rado, là dove i rami del faggio
invadono quella torre senza tetto,
noi ci recavamo mentre la sua Musa incantatrice
dominava la luna raggiante sopra di noi:
finchè obbligata da un gufo troppo chiassoso
lei fuggiva nella solenne ombra.

8. Ma ascolta; io odo la sua voce nitida.
Ora, Espero, guida i miei passi
lungo la rossa marna ricoperta di muschio,
attraverso il tuo bosco selvaggio accanto alla pianura,
i cui biancospini soffocano il tortuoso viottolo,
che porta al suo rifugio appartato.

9 Guarda lo spazio verde; dall’altra parte
si allarga e si estende ancora di più:
guarda, proprio là in mezzo lei si sedeva,
dove una vecchia quercia la sua temibile ombra
prolunga su metà dell’intero prato
chiuso negli spazi più reconditi del bosco.

10 Ascolta, attraverso molte struggenti note
ora lei fa fluire le sue melodie:
quanto dolcemente fluttuano nell’aria!
Il venticello attende il suo magico sentiero,
le stelle rifulgono, la foresta si inchina,
le giovenche insonni osservano con sguardo fisso.

11 Chiunque tu sia che la sorte abbia portato
in questo luogo appartato,
se ancora la lamentosa Sirena canta,
oh! cammina dolcemente sotto al suo pergolato,
e pensa al potere immenso del cielo,
sul destino incerto degli uomini.

12 Oh! Fermati a pensare a questo palcoscenico mortale,
quali scenari presenta al mattino:
quale rovina attende la collera dei re,
quanto spesso la virtù dimora con la sventura,
quanti dolori sgorgano dalla conoscenza,
quanto velocemente vola via il piacere.

13 O sacro uccello, lasciami solo alla sera,
così che da solo possa vagare,
dopo aver ricevuto il tuo tenero consiglio,
porterò testimonianza delle tue arie meditabonde,
e delle preoccupazioni quotidiane della misericordiosa Natura,
sino a quando riuscirò a dimenticare le mie.


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