Joseph Goebbels
Joseph Goebbels

L’UOMO

Nasce nel 1897 in Renania, quarto figlio di una famiglia molto povera. I fratelli non li considerò mai, neppure quando aveva in mano la Germania. Solo per la sorella nutriva un dolce affetto, come per la madre.
A quattro anni il piccolo Joseph, fragile e quasi rachitico, viene colpito da un violento attacco di paralisi infantile, che in quell’epoca era incurabile. Sopravvive, ma bisogna operarlo: diventerà un bambino (e poi un uomo) storpio e infelice. Per lui si chiude anzitempo la carriera militare. L’unica sua ancora di salvezza è la scuola, dove per sua fortuna eccelle. Goebbels studierà, sin dalle elementari, con accanito furore, come volesse prendersi una rivincita sul destino che l’aveva condannato ad essere ciò che non avrebbe mai voluto essere: un rifiuto della società, schernito da tutti.
Si laurea in filosofia sotto la guida di un famoso professore ebreo: Gundolf. Naturalmente, come quasi tutti gli studenti dell’inizio del Novecento, il suo dio è Friedrich Nietzsche: in particolare, a ispirarlo è la teoria del superuomo, che erroneamente Goebbels collegherà all’arianesimo, creando il mito nazista.

L’AFFABULATORE

Viaggia molto, il giovane Joseph. Ed è sempre attorniato da fanatici nazionalisti, perlopiù gentaglia ignorante, delusi dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale e vogliosi di rivincita. E’circondato anche dalle donne, nonostante il suo fisico meschino: evidentemente il “dottorino” doveva avere un grande ascendente anche sul sesso femminile.

Nel 1922 aderisce al partito nazista. Tre anni dopo, nel ’25, ecco l’incontro con il suo mentore: a Elberfeld conosce Adolf Hitler. I due si intendono immediatamente e da quel momento saranno praticamente inseparabili. Joseph nei suoi comizi riesce quasi ad oscurare il Fuhrer, inchiodando alle sedie il pubblico con una escalation di frasi ad effetto destinate a toccare nel vivo l’orgoglio teutonico: “Solo la Germania potrà distruggere il marxismo”, “Siamo un popolo ineguagliabile destinato a comandare il mondo”. Quei cittadini tedeschi in cerca di una guida, disperati per una sconfitta immeritata e inaspettata, avviliti da anni di crisi economica, trovano finalmente i loro idoli a cui votarsi: Hitler e Goebbels.

IL GERARCA

Nel 1926 il Fuhrer gli assegna la prima grande carica di Berlino, il Gauleiter, cioè il governatore della città. Nel 1928 diventa capo della propaganda nazista. E’il primo a scoprire e puntare sull’importanza dei mezzi di comunicazione dell’epoca: la radio e la cinematografia. Quei “media” saranno in grado di raggiungere la gran parte della popolazione, soprattutto quella benestante. Il popolo tedesco, anche quello più attento e intelligente, rimarrà soggiogato fino al punto di credere in Joseph Goebbels come in un messia. Molti (anche se segretamente, perché sarebbe come una bestemmia) lo ritengono più importante dello stesso Hitler.
Ecco, Hitler. Il suo rapporto con il “dottorino” non è mai in discussione. Tra i due non c’è mai una vena di rivalità, mai un sintomo di gelosia o d’invidia. Questo perché Goebbels si prende tutti gli onori e le glorie (comprese innumerevoli avventure galanti extraconiugali), ma non viene mai meno alla sua devozione verso il suo Fuhrer. Nelle sue lettere egli parla di Adolf Hitler come di una fidanzata che si ama senza riserve o come una divinità che si è degnata di scendere sulla terra per donare al popolo la sua perfezione. E proprio questi concetti vengono inculcati, con incredibile modernità, nella gente attraverso la radio, la stampa, il cinema.

Nel 1934 Goebbels diviene uno dei 107 deputati del partito nazista nel Reichstag. E’parte fondamentale delle purghe dello stesso anno con cui Hitler elimina gli avversari interni ed esterni. E’lui ad inventare la pazza censura che porterà ai roghi dei libri proibiti. E’lui a firmare gli ordini di incarcerazione degli scrittori o degl’artisti considerati “non allineati” al regime. E’lui, soprattutto, a dare il via alle persecuzioni contro gli ebrei, considerati ufficialmente “razza impura”.

Il dottorino ha anche messo su famiglia. Nel 1931 sposa la ricca vedova Magda Quandt, che si porta in dote moltissimo denaro ereditato dal defunto marito (ch’era un industriale) e un figlio. A Goebbels, la povera donna gliene darà altri sei: Hilde, Helmuth, Hedda, Heide, Holde, Helga. Tutti, rigorosamente, cominciano con la lettera H.
Dal suo ufficio berlinese di Wilhelmplatz 8/9, dove finge una vita da austero impiegato dedito alla causa della patria, vengono emanati terrificanti editti tesi a distruggere tutti coloro che possono ostacolare il nazismo e Hitler.

Non è tutto rose e fiori, però. Goebbels, come detto, non fu mai avaro di avventure galanti nonostante fosse sposato. Però, nel 1938, incontra Lidia Baarova, una famosa attrice dell’epoca. Stavolta s’innamora per davvero e giunge al punto di chiedere il divorzio. Il Fuhrer glielo vieta categoricamente: bisognava mantenere le apparenze da famiglia puritana. Avventure sì, ma in segreto. Goebbels, naturalmente, rinuncia al proposito del divorzio e accontenta Hitler. Si può dire che l’unica persona che egli abbia sempre amato sia stato proprio lui, il suo Fuhrer.

Nel 1939 inizia la “sua” guerra. Sì, perché in Goebbels (che era stato riformato perché privo delle minime idoneità fisiche) c’è sempre quel disperato desiderio di rivincita verso l’umanità. Nel giugno del 1940 i plenipotenziari francesi firmano la resa nel vecchio vagone ferroviario dove, nel 1918, i tedeschi avevano subito l’umiliazione della resa.
Nei primi tre anni continua ad arringare le folle e i soldati nelle piazze e negli stadi. Per ore e ore, instancabile, continua la sua persuasione all’odio. La sua capacità oratoria, come si può vedere anche dai molti, preziosi, filmati conservati negli archivi della Germania, è davvero notevole. La sua mimica per molti versi rispecchia quella di Hitler: ma Goebbels è più raffinato e cruento allo stesso tempo, meno selvaggio e meno istrionico. A differenza di Hitler alterna sguardi da pazzo a lampi di intelligenza nietzschiana. E’il più intelligente dei gerarchi, di gran lunga. Forse solo Rosenberg lo può eguagliare, ma è privo della sua astuzia. Joseph Goebbels ha una dote unica che appare lampante dopo che lo si guarda parlare per più di cinque minuti: riesce ad arpionarti allo schermo, riesce a rapire la tua mente, riesce a renderti quasi suo schiavo ma facendo sì che tu conservi la razionalità per poter accettare anche inconsciamente ciò che dice. Anche perché è colto ed istruito, a differenza della stragrande maggioranza dei nazisti.

IL MARTIRE

Goebbels mantiene sino alla fine la sua determinazione. Dopo il 1942, le sorti della guerra di ribaltano. Le sconfitte fioccano. Lui continua imperterrito la sua opera di persuasione, anzi l’amplifica. La gente lo continua a seguire, continua a morire con le sue parole nel cervello. Nelle drammatiche giornate dei bombardamenti sopra Dresda, Amburgo e poi Berlino egli continua ad arringare le folle: “Donne, ragazzi, vecchi, insieme ai soldati del fronte interno ricostruiremo, mattone su mattone, ciò che i barbari distruggono dal cielo”. Anche alla fine, quando tutto sembra perduto e le armate russe di Zukov bussano alle porte della capitale inespugnabile, conserva la sua fiducia: “Dovete difendere il territorio tedesco casa per casa, strada per strada, le armi segrete ribalteranno la situazione”.
Non sappiamo, naturalmente, quando egli credesse in ciò che diceva. Forse non ci credeva più neppure lui in quella primavera del ’45 che si stava portando via l’utopia ariana. Era accecato dal fascino del Fuhrer ma era anche intelligente. Comunque rimase coerente fino alla fine. Tragicamente coerente. Il 29 aprile del 1945 fece da testimone alle nozze tra Hitler ed Eva Braun. Per l’ultima volta vide e idolatrò il suo dio che andava ad uccidersi con il cianuro. Ora toccava a lui.
Il primo maggio Goebbels aiutò la moglie Magda ad avvelenare i figli con il cianuro, nel sonno. Poi si presentò agli ultimi fedeli collaboratori: Bormann, Neumann, Schwaegermann e Rach. Questi baciarono la mano della signora, che era terrea in volto, e strinsero quella di lui. Li videro salire le scale che portavano al giardino esterno del bunker. Udirono gli spari. Schwaegermann salì subito dopo per cospargere i corpi di benzina e darli alle fiamme, ma la fretta gli fece compiere male il proprio ultimo dovere.
Il corpo di Joseph Goebbels, il demone del nazismo, apparve ai soldati sovietici bruciacchiato ma integro, con un braccio alzato, come se volesse ancora arringare le folle.