Marion Delorme
Marion Delorme

Le cortigiane, sempre esistite nella storia, che ebbero soprattutto in Francia una funzione sociale: dare lustro, fornire piacevole e intelligente compagnia, consigliare i propri uomini.
L’esempio più calzante è quello di Marion Delorme, di cui Victor Hugo farà l’eroina della sua tragedia. Ma anche le ottocentesche Paiva e Cora Pearl, che brillarono ai tempi di Napoleone III quasi quanto l’imperatrice (gelosissima) Eugenia).
Il centro della Belle Epoque era in Francia e proprio in terra transalpina, durante la Terza Repubblica, nata dalle ceneri della Comune di Parigi, sopravvissuta ai tentativi di restaurazione monarchica e agli innumerevoli scandali finanziari, le cortigiane ebbero il loro periodo di gloria. Dal 1889 la capitale francese è dominata dalla silhouette formosa d’acciaio della Torre Eiffel, le sue strade sono illuminate giorno e notte, le piazze e i boulevards sono sempre gremiti di persone, i caffè fanno affari d’oro. Parigi è diventata la Ville Lumière, lo sfavillante polo d’attrazione dei nobili e dei ricchissimi d’Europa e d’America.
I benestanti accorrono a Parigi per conoscere il vero divertimento sfrenato, entrare nei circoli elitari, scoprire le invenzioni che stavano cambiando il mondo (l’automobile, il dirigibile, la luce elettrica), ma soprattutto per incontrare le parigine, le mitiche e seducenti ninfe frizzanti come lo champagne, spiritose, eleganti, mai volgari, capaci di dare un sapore di avventura.
Quelle cortigiane sono di vari tipi: dalle più economiche, che abbordano nei caffè o nei teatri di varietà, sino alle più costose e celebri, a cui occorre essere presentati e fornire le proprie informazioni finanziarie prima d’iniziare una relazione anche fugace. Di queste ultime ci occuperemo in questo articolo giacchè sono figure emblematiche e personaggi caratteristici di questa epoca storica.
Tre si impongono alla nostra attenzione poiché riescono ad unire bellezza, scaltrezza, intelligenza, perspicacia, abilità amatoria. Fu direttamente Parigi a dare a queste donne la qualifica di “tre grandi”, le regine di quella che, con traduzione approssimativa, si chiamava “Demi-Monde”, ossia il “Mondo di Mezzo”: espressione delicata per definire le prostitute di alto bordo. I loro nomi, celebri come quelli delle sovrane e delle imperatrici (anzi, forse di più), passano i confini della Ville Lumière arrivando in tutta l’Europa e attraversando l’oceano giungono fino in America.

Carolina Otero
Carolina Otero

CAROLINA OTERO

Di sangue gitano, cioè zingaro, Carolina Otero nasce in Galizia nel 1868, fa la sua comparsa nel bel mondo al casino di Montecarlo nel 1891. E’giovane, con una zazzera di capelli neri come il carbone, le labbra scarlatte, l’incarnato olivastro tipico delle spagnole con DNA moresco, un temperamento focoso e tanta avidità di denaro. Si avvicina al tavolo della roulette e punta decisa una moneta da dieci luigi su una delle caselle del tappeto verde. Pochi istanti dopo il croupier raccoglie la sua moneta e si mette a guardare rassegnata il gioco dei vicini. Passano alcuni minut e si solleva un mormorio: i giocatori la guardano con gli occhi sgranati. Lei se ne accorge solo quando uno di essi la prende per il braccio indicandole il tavolo: “Non fate la pazza, amica mia, raccogliete la vincita”. Ed ecco che quando si gira verso la casella che aveva puntato vede una collina di gettoni.
La ragazza aveva messo i suoi dieci luigi sul colore rosso: quando se li era visti portare via credeva di averli perduto, mentre invece il croupier non aveva fatto che sostituire la moneta con un gettone. Nel frattempo il rosso era uscito ventuno volte, moltiplicando vertiginosamente la vincita.
Un anno dopo l’incontro con il tavolo da gioco, che non le sarà sempre così amico, è già nota come ballerina di flamenco e di zapateado. Si trasferisce prima a Marsiglia e poi a Parigi, dove diviene una celebrità. Il ballo ce l’ha nel sangue, come anche la seduzione e la tendenza al tradimento. Gli spasimanti e gli amanti si susseguono così come le scena te di gelosia. Lei, però, sterile perché a 10 anni ha subito uno stupro, non cerca l’amore, ma solo la ricchezza.
Ormai nota come la Bella Otero, diventa la star indiscussa del varietà parigino. Innumerevoli sono i suoi tour in giro per il mondo, in primis in Russia, dove i granduchi diventano pazzi per lei. Ogni volta che partiva per Pietroburgo la seguiva il suo gioielliere personale, sicuro di fare ottimi affari con i suoi ammiratori. E ogni volta non tornava mai a mani vuote. Diventa una collezionista di ori, diamanti, gioielli. Fa sua la collana di perle dell’imperatrice Eugenia e il collier di diamanti di Maria Antonietta.
Colui che contribuisce di più alla collezione della instancabile “sgranocchiatrice di diamanti”, come veniva chiamata la Otero, è un bruttissimo ma ricchissimo finanziere, il barone Ollstreder, che ogni sera le regala un gioiello. Carolina, che ha la battuta pronta, dice sempre: “Un uomo che si comporta così non si può dire che sia brutto”.
La sua bellezza non passa inosservata neanche al kaiser Guglielmo, che le dedica un’operetta mediocrissima, “La Modella”.
La Otero miete anche morti. I suoi spasimanti non sono solo i ricchi finanzieri o i nobili, ma anche ufficiali, poeti, artisti, spesso non in grado di soddisfare le sempre più esose richieste della spagnola. Allora, in pieno stile coi tempi, ricorrono alle minacce di suicidio, che però regolarmente la Bella Otero ignora. Molti faranno solo finta e giunti a due passi dal lanciarsi nella Senna desistono intelligentemente. Ma alcuni lo fanno veramente. Un giornalista americano la definirà giustamente “la sirena del suicidio”.
La Bella Otero lascia una traccia anche nella nostra letteratura perché Gozzano le dedica un verso. E’talmente famosa che i primi filmati del Novecento la vedono come protagonista. E’poliedrica, non solo bella e spietata. Sa ballare, sa recitare a teatro, interpreta benissimo anche la Carmen.
Quando decide di ritirarsi, cioè quando la bellezza comincia a svanire, torna in Costa Azzurra, laddove tutto è iniziato. Si stabilisce a Nizza, dove si consuma al tavolo della roulette che le mangia il suo patrimonio di oro, gioielli, quadri. Muore vecchissima, nel 1965, in un’epoca che le sembra fantascientifica rispetto a quella in cui ha vissuto e in cui ha avuto il successo. Negli ultimi tempi quella che era la star della Belle Epoque ha vissuto in un open space di una stradina di Nizza, sola, a pochi passi dai grandi alberghi della Promenade des Anglais.

Liane de Pougy
Liane de Pougy

LIANE DE POUGY

Anne-Marie Chassaigne, figlia di un ufficiale di marina, diventerà Liane de Pougy. Riceve la sua educazione in un collegio di Gesuiti di Auray, in Bretagna, poi va in sposa ad un capitano dei lancieri, che la picchierà fino a convincerla a divorziare.
La sua vita cambia quando conosce il principe di Galles, Edoardo VII, uno dei personaggi più noti della Belle Epoque parigina. La ragazza è bellissima ma anche sveglia e sa suonare perfettamente il pianoforte. A differenza della Otero, è di ottima famiglia e quindi possiede maniere da aristocratica. Il britannico la preferisce a tutte le altre proprio per quest’ultima caratteristica. Grazie a lui inizia una fortunatissima carriera teatrale che le porta fama e denaro.
Nel 1908 conosce un principe romeno, Georges Ghika, che prende cavallerescamente le sue difese contro alcuni passanti che osano deriderla a causa del suo cappello più eccentrico del solito. Nasce da quell’incontro un grande amore seguito dopo un mese dal matrimonio. La famiglia di lui, imparentata anche coi sovrani di Grecia, gli taglia i viveri e lo disereda dopo quelle nozze ritenute scandalose.
Liane liquida il suo patrimonio (che comprende una lussuosa casa a Parigi, un castello a Saint-Germain e più di un milione di franchi in oro e in gioielli) e si ritira con lo sposo in una casetta in Bretagna, nella terra dove era nata. Le sarà sempre fedele, e lui sarà sempre fedele a lei. Quando, a 78 anni, rimane vedova, decide di ritirarsi in convento a Losanna, diventando suor Anna Maria Maddalena.

Emilienne d'Alencon
Emilienne d'Alencon

EMILIENNE D’ALENCON

E’una ragazza popolana, di Montmartre, che ha imparato a fidarsi solo di sé stessa e a cavarsela con i suoi mezzi. Aggressiva, razionale, cattiva, scappa di casa a 15 anni con un violinista zigano. Per molti anni fa la fame tentando la fortuna nei teatri parigini finchè Franconi, direttore del Cirque d’Eté, scopre il suo corpo minuto ma perfetto, il suo naso all’insù da monella parigina e la sua personalità straripante. Le offre un abito da clown ridotto al minimo sopra una calzamaglia rosa: doveva presentare un gruppo di conigli ammaestrati in uno spettacolo di varietà. Il successo, nonostante la parte tutt’altro che teatralmente importante, fu immenso. Già dopo quel primo spettacolo il suo camerino si riempì di corbeilles, fra cui una corona di fiori che le parve orribile. Il dono glielo aveva spedito il duca d’Uzès, che diviene il suo primo protettore-amante. Qualche settimana dopo i due, insieme ai coniglietti ammaestrati, partono per Londra dove riscuotono il medesimo successo.
Quando ritorna a Parigi, Emilienne è già celebre, e viene scritturata per le Folies-Bergere nella parte del paggetto, in cui, fatto audace, per l’epoca, mostrava le gambe.
Nel frattempo la ragazza erode il patrimonio del duca. Quando i soldi finiscono lei lo pianta in asso e lui va a cercare maggior fortuna in Congo Belga.
Emilienne però ha già messo gli occhi su una preda molto più grossa e carnosa: Leopoldo del Belgio, che ama trascorrere tranquille serate borghesi nel suo appartamento parigino cenando con due uova al burro. Lei, che sa prendere gli uomini, rende il sovrano il suo schiavo personale. Ufficialmente l’amante di Leopoldo sarebbe Cleo de Merode, ma in realtà Emilienne é la sua preferita, tanto che lui decide di accompagnarla nel viaggio d’affari in Scozia, presentandola come una contessa parigina.
Emilienne non è solo una predatrice, ma anche una scrittrice tutt’altro che malvagia. Pubblica poemetti di versi che riscuotono un buon successo in quell’epoca e negli anni successivi.
Però la sua bellezza svanisce presto e non trova altro che sposarsi con un fantino famoso, il quale non le garantisce tutto il denaro che desidera. Quando questi viene chiamato in guerra il suo mondo finisce. Il marito muore e lei si ritrova con pochissimo denaro e una dipendenza dalla droga che la consumerà prestissimo. Delle tre, è quella che fa la fine peggiore.

La Belle Epoque, nel 1914, pare scomparsa ormai da secoli. All’ombra scheletrica della Torre Eiffel si sentono gli spari. Il palcoscenico delle Folies-Bergere continua a essere il centro della vita mondana, ma sempre meno persone lo affollano. Le file di donne con cappelli impiumati e pretendenti pronti al suicidio non ci sono più.
Sui campi di battaglia muore la gioventù d’Europa macellata dalle mitragliatrici e soffocata dal fosgene.