Henry Kirke White

Henry Kirke White (1785-1806) è forse il meno famoso tra i poeti preromantici, ma certamente quello che più ha necessità di essere scoperto. La sua sensibilità poetica, la sua cura maniacale per la forma innestata in una qualità prospettica superiore, la sua superiore padronanza delle immagini e delle descrizioni, lo rendono un poeta paragonabile solo ai grandissimi della letteratura mondiale.

Nonostante si sia spento a 21 anni, le opere che ci ha lasciato solo molteplici. Non una poesia, non un’ode, non una composizione, sono banali e scontate. In ognuna di esse c’è la sua personalità, immensa, debordante ma mai prepotente, umiliata dentro ad un corpo malato che rese la sua brevissima vita una sofferenza continua.

Fu un autodidatta. Figlio di un macellaio, imparò da solo a leggere e scrivere. Imparò ad amare il latino ed il greco, e con grande perseveranza riuscì a farsi accettare al St. John’s College di Cambridge.

Fu uno studioso a dir poco zelante: le sue letture si prolungavano dalle cinque dal mattino sino alla mezzanotte, e spesso passava intere notti insonne. Questo stile di vita, unitamente alla salute precaria, lo condusse alla consunzione, a cui alludeva come “la malattia più fatale del corteo di Pandora”.

Non ebbe soddisfazioni né glorie personali in vita. Quando morì, nel 1805, stava cominciando a farsi notare tra gli studenti del St. John’s College, ma nulla di più.

Animo tormentato, in lui ritroviamo qualcosa di Giacomo Leopardi, sicuramente molto della cultura preromantica e pochissimo di romantico. Henry Kirke White non è annoverabile tra i giganti della letteratura inglese, non ha la levatura di un Byron, un Coleridge, uno Shelley. Umanamente è una figura di poco conto, tutt’altro che statuaria. Artisticamente, invece, è stato davvero un grandissimo.

Una poesia pastorale

Vieni Anna! Vieni, il mattino albeggia,
languide strie di radianza tingono i cieli; Leggi tutto »


Inno di adorazione della famiglia

O Signore, un altro giorno è volato via,
e noi, congrega solitaria, Leggi tutto »


Canzonetta

Fanciulla! Avvolgi intorno a te il tuo mantello,
gelida la pioggia picchia contro il tuo seno: Leggi tutto »


Thanatos

Oh! Chi si prenderebbe cura della mia vita,
chi accarezzerebbe questo pesante ammasso di argilla, Leggi tutto »


All'erba rosamaria

Fiore dal soave profumo! Solito fiorire
durante l’arcigno mese di Gennaio, Leggi tutto »


Sonetto scritto sulla tomba d'un amico

I raggi del sole morente volano lontani sull’orizzonte,
e la Notte d’ebano prende possesso del suo dominio, Leggi tutto »


Stanza aggiunta a una poesia di Waller

Và da lei, amabile rosa!
Dille che spreca il suo tempo con me,
che adesso sa
che quando paragono lei a te, Leggi tutto »


Sonetto

Veloci sopra la distesa d’inverno sfrecciano frecce di fuoco -
atroce soffia la bufera – urla – e impercettibilmente si spegne -
e spesso sulle sue ali orribili diffonde Leggi tutto »


Sonetto ad Aprile

Emblema di vita! Guarda il mutevole Aprile navigare
attraverso i cieli scuri con le sue vesti cangianti, Leggi tutto »


Dolcemente, dolcemente spirate, brezze

Dolcemente, dolcemente spirate, brezze,
gentilmente volate sul mio Edwy! Leggi tutto »


Frammento

La brezza che viene da occidente,
mite come i baci dell’amore coniugale,
scherza intorno alle mie languide membra stanche, Leggi tutto »

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