William Cullen Bryant

William Cullen Bryant (1794-1878) nacque in Massachusetts da genitori illustrissimi: la madre poteva vantarsi di discendere direttamente da uno dei pellegrini che arrivarono nel Nuovo Mondo a bordo della Mayflower, mentre il padre fu un famoso legislatore. Non a caso il giovane William divenne probabilmente lo scrittore più rappresentativo dei giovani Stati Uniti nell’epoca del loro sviluppo più sfrenato.

Poeta simbolo dei “Fireside Poets” e bardo del selvaggio spirito americano, le sue opere sono cariche di citazioni classiche ma permeate da una modernissima forza vitale. La sua composizione “Il cacciatore delle praterie” rappresenta l’avventuriero della frontiera, colui che respira la natura incontaminata di un immenso continente da conquistare, con le sue sterminate praterie, i suoi limpidi fiumi, i suoi animali da domare.

Il Far West, la tenace volontà di dominio, la certezza di essere superiore perché così decise Dio: tutto si ritrova in William Cullen Bryant.
Deciso abolizionista, strenuo difensore delle minoranze etniche e religiose negli Stati Uniti, fu uno dei più aspri critici di certi banchieri ed imprenditori troppo dediti ad arricchirsi in modi tutt’altro che trasparenti ed etici.

Negl’ultimi anni della sua lunghissima vita Bryant si dedicò a tradurre l’Iliade e l’Odissea e a scrivere alcuni saggi sulle cure omeopatiche.

La morte lo colse nel 1878 per delle complicazioni mediche seguite ad una caduta accidentale sofferta durante la sua partecipazione ad una cerimonia in onore di Giuseppe Mazzini. E’sepolto nel cimitero di Roslyn a New York.

La visione del cacciatore

Sull’alta roccia a strapiombo sul mare
che s’innalzava dal cuore della montagna,
uno stanco cacciatore di cervi
si era seduto a riposare, Leggi tutto »


Thanatopsis

A colui che entra in comunione con l’amore
della Natura e con le sue forme visibili, Ella parla
un linguaggio variegato; nelle sue ore più felici
ha una voce di gioia, un sorriso Leggi tutto »


La vita futura

Come ti riconoscerò nella sfera che accoglie
gli incorporei spiriti dei morti,
dove tutto di te in quel tempo potrà dormire
e decomporsi in mezzo alla polvere che abbiamo calpestato? Leggi tutto »


Il ragazzo greco

Estinti per sempre sono gli antichi e gloriosi Greci,
gloriosi nell’aspetto e nella mente;
le loro ossa sono mescolate con la terra, Leggi tutto »


Il ventidue di dicembre

Era un giorno di tempesta; il mare d’inverno
gemeva triste sull’arenile del New England, Leggi tutto »


Un presentimento

“Oh padre, andiamo via! Ascolta!
Un terribile gemito fende l’aria. Leggi tutto »


Al fiume Arve

IMMAGINATO ESSER DESCRITTO DA UN VILLAGGIO AI PIEDI DEL MONTE BIANCO

Le tue acque non provengono dalle sabbie o dagli squarci
tra le rocce, rapido Arve! Leggi tutto »


Il ritorno della giovinezza

Amico mio, ti addolori per la tua perduta età dell’oro,
perché i bellissimi anni della tua gioventù sono volati troppo veloci;
rifletti, con gli occhi umidi, sul tempo
delle allegre speranze che riempivano il mondo di luce, -
sugli anni in cui il tuo cuore era audace, la tua mano forte,
veloce il pensiero che muoveva la tua lingua, Leggi tutto »


Dolore di fanciulla

Per sette lunghi anni la pioggia del deserto
é caduta sulle zolle che celano il tuo viso;
sette lunghi anni di dolore e di pena
hanno sorvegliato il tuo luogo di sepoltura. Leggi tutto »

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