Kurt Hamrin

Kurt Hamrin

La forza d’animo di Kurt Hamrin, fisico minuto e leggero ma classe sopraffina, è sempre stata proverbiale nell’Italia calcistica degli anni Cinquanta e Sessanta.
Con la sua corporatura pochi avrebbero scommesso sul suo ambientamento nel campionato di Serie A. In quegl’anni, tra l’altro, doveva contendere il pallone a signori difensori che non avevano l’abitudine di chiedere permesso prima di picchiare come dei fabbri il proprio avversario.

Kurt Hamrin nasce a Stoccolma, figlio di un imbianchino. A cinque anni entra nei pulcini dell’AIK e compie tutta la trafila delle giovanili. A 14 anni lascia la scuola per fare l’operaio in una zincografia: la famiglia è umile e lui è costretto a portare a casa la paga. Però è un fenomeno che si fa notare. Dribbling al fulmicotone, scatto sul breve, intelligenza tattica. Per tutti, è un predestinato.
E infatti nel 1956 arrivano gli emissari della Juventus a portarlo in Italia. Lascia la Svezia con il bottino invidiabile di 59 gol in 63 partite, quasi una rete a match. Cifre impressionanti anche per l’epoca. Dopo una discreta prima stagione in una Juve che chiude al nono posto, il presidente Umberto Agnelli decide di fare le cose in grande ingaggiando Sivori e Charles. Hamrin, straniero di troppo, viene considerato troppo fragile (la stampa lo chiama “caviglie di vetro”) e i bianconeri lo mandano in prestito al Padova.
Agli ordini di Nereo Rocco esplode e trascina i veneti a uno storico terzo posto. Non è più “caviglie di vetro”, diventa l’”Uccellino” perché il suo dribbling è lieve ed elegante come il frusciare delle ali. Nel ’58 è protagonista con la sua Svezia ai Mondiali casalinghi conclusi al secondo posto dopo il Brasile del primo Pelé.
La Juventus non ci crede ancora e lo mette all’asta. Se l’aggiudica la Fiorentina, di cui diviene leader indiscusso. Finte fulminanti, velocità sul breve, scatto, tecnica di altissimo livello. Ma anche tanta, tanta concretezza nel suo gioco. Ala destra col fiuto del gol, vince la Coppa delle Coppe (la prima della storia) e la Coppa Italia, oltre alla Mitropa Cup. Nella seconda giornata del girone di ritorno coglie un record tuttora ineguagliato: a Bergamo la Fiorentina batte l’Atalanta per 7-1 con cinque realizzazioni di Hamrin.

Quando l’età si fa sentire la Fiorentina lo scarica. Si fa avanti il suo vecchio maestro, il “Paròn” Nereo Rocco, che lo vuole nel suo Milan. I viola ricevono in cambio Amarildo, ma non sarà la stessa cosa. Dal canto suo, l’”Uccellino” non è finito, anzi. In rossonero vince uno scudetto, una Coppa dei Campioni e una Coppa delle Coppe. Infine emigra a Napoli, dove chiude la carriera a 37 anni.
Con la Nazionale svedese conta 16 reti in 32 partite. Alla Fiorentina ha segnato 150 volte: primatista assoluto della storia viola.

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