Heinrich Himmler
Heinrich Himmler

IL FONDATORE

Henrich Himmler nacque a Monaco di Baviera il 7 ottobre del 1900 da una famiglia della piccola borghesia. Il padre era insegnante di scuola superiore e la madre casalinga. Secondogenito di tre figli, desiderava ardentemente far carriera come soldato, ma il fisico e la miopia (fin dai ventinove anni si trovò a dover portare delle lenti spessissime) glielo impedirono. Si fermò al grado poco onorevole di allievo ufficiale dell’11°reggimento di fanteria bavarese “Von der Tann”.
Sfumato il sogno militare, si gettò nello studio universitario. O meglio, si gettò a capofitto nel mondo universitario. Scelse come facoltà agronomia, ma in realtà fece lo studente gaudente: andava ai balli vestito da sultano turco, frequentava assiduamente i bordelli e le osterie, studiava molto poco. Con le donne (prostitute a parte) ebbe sempre poco successo: essendo schematico all’inverosimile si segnava sul diario tutti i rifiuti ottenuti dalle ragazze con i loro nomi e cognomi.
La sua vita cambiò quando conobbe il suo mentore, Adolf Hitler. Destino comune a tutti i grandi gerarchi nazisti, l’incontro col Fuhrer fu un colpo di fulmine e di fortuna. Al grande capo del Nazismo serviva una corpo militare fedelissimo, fanatico, al limite della pazzia, che fungesse da sua guardia personale. In teoria, questo corpo militare esisteva già: erano le SS, ossia Schutzstaffel der Nationalsozialistischen Partei Deutschen Arbeiter-Partei, che significa letteralmente Squadra di Protezione del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori. Solo che queste SS, nate nel 1925, erano male organizzate e numericamente ininfluenti. Per questo Hitler pose Himmler a capo di questo corpo: intravvedeva in lui le caratteristiche di fanatismo, pazzia e assoluta fedeltà che dovevano essere anche le caratteristiche di tutti gli appartenenti a quel corpo militare.

Prima di addentrarci nel nucleo delle SS dobbiamo ancora indugiare su Himmler, in particolare sul suo profilo psicologico. Ci aiuta il dottor psichiatra francese Francois Bayle che a Norimberga, durante il processo ai criminali nazisti, traccia il suo ritratto. Era “un uomo dal carattere impenetrabile, profondamente dissimulato, con una assoluta capacità di freddezza e un’ambizione e una sete di potere impressionanti. E’un soggetto velenoso e virulento, con un’eccitazione a freddo eccezionale e, in contrapposto, una vera amplificazione dell’istinto erotico e un immenso bisogno di carezze e di un ambiente affettuoso. Il grado estremo di sovraeccitazione lo porta a decisioni brusche, irrimediabili e inflessibili. La volontà feroce d’avere sempre l’ultima parola su ogni argomento, una testardaggine e una capacità eccezionale di dissimulare, l’attitudine eccelsa ad una furbizia magistrale si alleano ad una natura inflessibile e tirannica, alla grande abilità laboriosa, ad un automatismo da routine, all’indifferenza affettiva e all’egoismo forsennato”. Ancora: “Dotato di una intelligenza insufficientemente sviluppata ed educata, è la forza bruta elementare, applicata unicamente all’azione vigorosa, dispotica e dissimulata, in perfetto accordo con un carattere profondamente aggressivo, scatenato, velenoso e segreto”.
Un suo amico, il chirurgo Karl Gebhardt, dirà a guerra finita di lui: “Ogni epoca rivoluzionaria ha il suo tipico secondo uomo, che assume in sé il carattere odioso della durezza: Maometto sorride, il Califfo porta a termine le esecuzioni”. Nell’immagine di Gebhardt, Maometto è Hitler e il Califfo è Himmler.

LE SS

Nel 1929 Himmler prese in mano le SS. Le riorganizzò come un vero battaglione militare: i giovani che vi entravano dovevano avere al massimo 35 anni, essere di sana e robusta corporatura e giurare assoluta fedeltà al Nazismo. Fin dall’inizio gli appartenenti alle SS dovevano indossare una cravatta nera: niente di simbolico, semplicemente presero uno stock delle cravatte destinate alle truppe coloniali e rimaste inutilizzate.
Lo stesso Himmler pose poi altre condizioni per l’arruolamento: voleva che il suo corpo militare fosse davvero un’élite. “Non prendo gente al di sotto del metro e settanta” stabilì. “Noi scegliamo coloro che fisicamente si avvicinano all’immagine dell’uomo di impronta nordica. Abbiamo anche la certezza che questa selezione non conoscerà mai un punto d’arrivo. Di anno in anno le nostre esigenze aumenteranno in rapporto alla comprensione di ciò che significano razza e sangue, comprensione che si ravviva sempre di più grazie agli effetti delle leggi razziali”. In pratica, la selezione iniziale era solo una scrematura: negli anni seguenti sarebbero arrivati “veri” ariani, i giganti della mitologia nordica provenienti dalla ghiacciata Thule, i suoi Templari.
Per far sì che il sangue nordico non si imbastardisse, i celibi potevano sposarsi solo con un’autorizzazione scritta previa esamina della futura sposa. Le domande di matrimonio venivano analizzate dall’Ufficio Razza il quale teneva un libro denominato Libro della Stirpe delle SS. Ogni componente delle SS aveva un proprio numero e il gruppo sanguigno tatuato sotto l’ascella.

La prima azione degna di nota delle SS fu l’eliminazione delle SA (Sturmabteilung), le Camicie Brune di Ernst Rohm. Himmler riuscì a portare dalla sua parte Goering e Heydrich e convincere Hitler che Rohm lo stesse tradendo. Voleva eliminare il corpo delle SA che stavano togliendo spazio e potere alle sue SS e vi riuscì in pieno. Con Rohm, calarono nella tomba decine di migliaia di suoi soldati.

Dopo la morte del presidente del Reich, von Hindenburg, Hitler assunse i pieni poteri e subito diede l’ordine di creare delle scuole di addestramento delle SS. Le prime due sorsero a Bad Tolz, in Baviera e nel Braunschweig tra l’ottobre 1934 e il febbraio 1935. L’addestramento era quello militaresco, amplificato all’ennesima potenza. Il corso durava dieci mesi e la selezione era spietata. I giovani facevano carte false per poter entrarvi. Ogni corso comprendeva 240 allievi ai quali non era richiesto alcun titolo di studio ma solo le caratteristiche fisiche sopradescritte. Altre scuole sorsero poi in tutt’Europa; le migliori erano quelle di Praga, Lubiana, Posen-Treskau, Eipel e a Arnheim.
L’abbigliamento si era arricchito dei berretti ornati dai teschi d’argento e dell’uniforme nera. Ma soprattutto quel corpo di fanatici si stava arricchendo della meglio gioventù tedesca. C’era il principe ereditario Waldeck und Pyrmont, il granduca erede del Macleburgo; i principi Christof e Wilhelm von Hessen; il principe Hohenzollern-Emden della casata Sigmaringen; il conte Schulenburg; il barone Goltz; il barone von Trauenfeld; il conte Bassewitz-Behr. Il venti per cento dei componenti delle SS proveniva da nobili famiglie. Il resto arrivava dalle famiglie borghesi e da agenti di polizia che volevano menare le mani, guadagnare di più e avere più potere.

L’uniforme dell’allievo SS era composta da 27 pezzi, mentre quella dell’ufficiale arriva a raffinatezza degne di un sovrano. A tavola, i giovani camerieri biondi SS servivano con giacche bianche preparate da sarti espertissimi e il generale Karl Wolff (l’uomo che sarebbe divenuto il capo delle SS in Italia dal ’43) portava sempre un’uniforme di gala bianca, corpetto bianco, sciarpa e decorazioni su un’uniforme da ufficiale di marina. Tutti vestivano elegantemente e nessuno faceva mistero della propria ricchezza. Tutti avevano in armadio almeno dieci o venti uniformi diverse.

Però l’istruzione era durissima, da far impallidire i marines. Ci si addestrava in montagna, nel fango, nell’acqua alta, sotto il sole cocente. Ore e ore di passo dell’oca, gare di atletica, partite di calcio, tornei di scherma, alpinismo. E poi studio della storia tedesca, dei motori (si richiedeva di guidare perfettamente motociclette, sidecar, autocarri, mezzi blindati), delle tattiche militari.
Nel contempo, i giovani allievi avevano di che divertirsi. Le ragazze facevano a spintoni per partecipare alle feste organizzate dalle SS. Scelte tra le migliori ariane, per una famiglia tedesca far sposare la propria figlia ad un SS era un onore quasi regale.

Una parte delle SS divenne, dal 1938, un’unità speciale. Nacquero le SS Totenkopfverbande. Questo corpo (dipendente dalle SS ma con grandi autonomie) era formato dagli addetti alla sorveglianza dei campi di concentramento. Il primo lager in cui entrarono in servizio fu quello di Dachau, poi arrivarono a Buchenwald e Sachsenhausen. I lager, dall’inizio della guerra, si stavano moltiplicando e quindi si aveva bisogno di “personale” adatto alla situazione.
Col tempo, nei campi di concentramento rimasero solo loro. Coi risultati che sappiamo. Quattro o cinque milioni ebrei, due milioni e mezzo di polacchi, 520.000 zingari, 473.000 prigionieri di guerra sovietici, circa 100.000 malati o deformi soppressi in nome dell’arianesimo.

Himmler parlava agli ufficiali e agli allievi allo stesso identico modo. Piantava gli occhi dentro gli occhi dell’interlocutore e glieli stritolava. Infondeva paura, ma anche fiducia di dominare il mondo. Passava dentro alle anime di quei giovani il coraggio di uccidere e di farsi uccidere. La follia che permeava l’uomo era seconda (forse) solo a quella di Goebbels. Solo che Goebbels era più raffinato e acculturato, mentre Himmler era pazzia e forza bruta unita all’ignoranza.
Ecco alcuni dei discorsi che infondevano fiducia ai suoi discepoli: “E’la lotta contro l’Asia e contro l’ebraismo, una lotta necessaria all’evoluzione, che determinerà l’unione del continente europeo sotto l’egida del Reich tedesco. Questi combattimenti provvidenziali non fanno che preparare l’immenso spazio d’influenza germanica del tempo di pace, quando i Tedeschi potranno colonizzare e creare un sangue nuovo”.
Sui Russi: “E’vero che un certo numero di Russi è religioso e venera la Madonna di Kazan. E’vero che i battellieri del Volga cantano meravigliosamente. E’vero che il russo è un buon improvvisatore e un buon tecnico. Ma è anche vero che è un gran fannullone, una bestia senza freni, che può torturare meglio di un diavolo. E’anche vero che ogni russo, qualunque sia la sua posizione sociale, ha tendenze perverse, può mangiare come un cannibale il suo compagno e conservarne il fegato nello zaino”.
Ne ha anche per l’Italia: “Per quanto riguarda l’Italia, dobbiamo dire chiaramente che la debolezza di questo popolo è insita nel suo sangue, nella sua razza. L’Italia è un alleato debole, lo ha dimostrato nelle campagne di Grecia, d’Africa e anche di Russia”. Queste cose le disse il 4 ottobre del 1943, quando il sangue italiano si era già ampiamente sparso sulla strada che portava in Russia durante una delle pagine più stupide della storia militaresca umana. E continua: “Non esiste alcun popolo che non sia capace di battere gli Italiani. L’Italia sarà certamente il popolo più ricoperto di vergogna, nessuno avrà rispetto per gli Italiani, perché dappertutto si sono dimostrati dei conigli”.

LA FINE

Quando il Reich e il suo sogno svanirono, le SS furono le prime a darsela a gambe. Tranne qualche fedelissimo (tra cui molti SS francesi) che combattè con ardore anche nell’ultima resistenza di Berlino, tutte le unità disertarono.
Himmler, il capo, il fanatico, tentò anche lui di scappare sulla sua lussuosa Horch corazzata che portava la targa SS-1. Munito di una falsa tessera di un sergente di nome Heinrich Hilzinger tentò di varcare il posto di blocco inglese sul ponte di Bremervorde presso Flensburg per raggiungere Doenitz.
Alle ore 17,30 del 22 maggio 1945 fu catturato. Capì di essere in trappola. Era preparato alla fine. Mentre lo interrogavano spaccò coi denti una fiala di cianuro che teneva in bocca. Morì in alcuni minuti tra atroci dolori.
Fu seppellito in un luogo che non venne mai ritrovato vicino a Luneburg. I soldati britannici che ricoprirono di terra il cadavere di quel pazzo fecero una cosa che a molti sembrerà giusta e a molti sembrerà sbagliata: gli sputarono sopra.