La macchina cifrante "Enigma"
La macchina cifrante "Enigma"

Questi era un ufficiale dell’esercito inglese tra i più potenti ed influenti, ma anche tra i più scaltri. Il suo compito principale era quello di capo del Reparto Informazioni Aeree del Secret Intelligence Service (SIS): anzi, il suo compito ufficiale. Poi svolgeva un’altra mansione, ben più segreta: responsabile dell’organizzazione e del servizio di sicurezza di “Ultra”, che tra poco vedremo in cosa consistette.
Il libro gli ha portato un grandissimo quantitativo di sterline ma anche, naturalmente, tantissime critiche. Sì, perché molti ufficiali britannici l’hanno pesantemente contestato dal momento che rivelava dei segreti militari preziosissimi, per giunta in cambio di notorietà e soldi. Inoltre, Winterbotham parlava della sua esperienza personale all’interno del progetto “Ultra”, con connotati decisamente faziosi e molto di parte. Infine, la sua narrazione risulta incompleta e lacunosa, almeno a detta dei suoi detrattori.
Ma vediamo in cosa consisteva “Ultra” e perché Winterbotham ne ha raccontato la storia.

Per ricostruire la trama dobbiamo partire da lontano, cioè dal 1919, quando quattro inventori di quattro nazioni diverse, ignari l’uno dell’altro, scoprono il principio del rullo cifrante. Si chiamano Koch (olandese), Hebern (statunitense), Damm (svedese) e Scherbius (tedesco). Il primo a ottenere un brevetto fu l’olandese, il quale mise a punto la Geheimschrijfmachine, la macchina per scrivere in segreto. Qualche anno più tardi il tedesco acquistò il brevetto e perfezionò questa macchina, chiamandola “Enigma”.
La macchina doveva rendere meccaniche le operazioni di cifratura e decrittaggio dei messaggi. Fino ad allora, infatti, i testi militari venivano cifrati e sovra cifrati. La seconda cifratura veniva fatta valendosi di numeri di quattro cifre che erano stampati nelle pagine di libri speciali. A ciascun gruppo già cifrato del testo si aggiungevano i numeri della seconda cifratura, con addizione senza riporto. Il risultato di tale somma costituiva il messaggio da trasmettere.
All’altro estremo, per mezzo di un identico libro di sovracifratura, si procedeva alla sottrazione senza riporto dei numeri del testo: il risultato veniva poi decifrato usando il codice dalla parte “decifrante”.
Spiegato così è difficilmente comprensibile, e si capisce il perché. La sua segretezza era logica visto che dovevano passare dei messaggi importantissimi. Gli alti comandi transitavano tutti in quei modi. Il sistema garantiva un alto grado di inviolabilità ma comportava molto tempo per cifrare e decifrare.
Ora, questa macchina, “Enigma”, era una comune macchina da scrivere, ma con la tastiera di 26 tasti e collegamenti elettromeccanici, formata da tre rulli intercambiabili sui quali si potevano inserire 26 differenti combinazioni di lettere o numeri. Le combinazioni erano tanto numerose che ci sarebbe voluta una intera squadra di matematici, crittologi ed analisti e almeno due settimane di lavoro per decifrare un solo messaggio. Invece, la macchina portentosa “Enigma” lo faceva in pochi secondi: bastava battere a macchina il messaggio cifrato sulla tastiera ed ecco uscire il testo decifrato.

La formidabile macchina venne acquistata dall’esercito tedesco e in breve divenne uno strumento fondamentale. Gli ufficiali capirono che era indispensabile e quindi ne fecero costruire almeno altre tre, pressoché uguali.
Nel 1932, però, lo spionaggio polacco riuscì ad infiltrare un proprio agente, un operaio specializzato, nella ditta tedesca “Chiffriermaschine A.G.” di Berlino, dove venivano montati i pezzi di “Enigma”.
Nel contempo, anche i Francesi cominciarono a mettere il naso in quel segreto tedesco. In questo caso non fu bravura, ma solo fortuna, in quanto un impiegato-traditore tedesco si offrì di fornire cifrari, codici e documenti segreti in cambio di soldi e protezione.
Così sia la Francia che la Polonia conoscevano dati di mobilitazione, organizzazione del servizio cifra, risultati di decrittazione e codici radio dell’esercito della Germania. Entrambe le nazioni decisero di collaborare unendo le proprie informazioni e mantenendo segreto il patto.
Il colpo finale alla segretezza di “Enigma” arrivò infine dall’operaio polacco infiltrato, che concluse le sue ricerche ricostruendo perfettamente un modello di “Enigma”. Questa perfetta copia venne mostrata dal capo dei servizi segreti polacchi ai colleghi francesi e britannici in una casupola nei dintorni di Varsavia, con grande soddisfazione. Si era alle porte della Seconda Guerra Mondiale e quindi in un momento critico.

Tuttavia, il possesso di una copia della macchina e i documenti trafugati dal traditore tedesco servirono a poco. I Tedeschi, informati dello spionaggio, cambiarono i codici e le procedure di cifraggio, così da modificare la decifrazione dei testi. Addirittura, gli addetti alle macchine “Enigma” cambiavano giornalmente i rulli e le tabelle così da sviare le intercettazioni francesi e britanniche.
Gli Alleati lo capirono dopo che alcune manovre tedesche interpretate in un certo modo dalle loro “Enigma” in realtà venivano messe in pratica in modo diverso. Serviva quindi non più una macchina simile a “Enigma”, bensì una macchina che contrastasse “Enigma”, un suo alter ego.
Nel settembre del 1939 i Britannici cominciarono a lavorarci. Per riuscirci fecero ricorso all’elettronica, scienza nuovissima all’epoca, arrivando a montare un calcolatore elettronico al quale trasferivano il carico del materiale radio trasmesso dalle “Enigma” tedesche intercettate dalle stazioni di ascolto britanniche. Per mezzo di schede perforate e di altri mezzi, i messaggi venivano filtrati e decrittati. A capo di questa task force c’era, appunto, Winterbotham, e la sua creatura si chiamava “Ultra”.
La macchina fu pronta nel settembre del 1940. Due anni più tardi le venivano affiancate altre macchine “Ultra” in grado di decrittare con sempre più velocità e precisione i messaggi cifrati dei Tedeschi.
In questo modo gli Inglesi avevano in mano il modo per conoscere: punti d’incontro delle armate o delle navi, il numero dei soldati che componevano determinate divisioni, composizione dei convogli e del loro carico, date di partenza e arrivo dei rifornimenti, e una miriade di altre informazioni militari di importanza strategica. In pratica, i Britannici sapevano prima cosa avrebbero fatto i Tedeschi.
Ma allora perché gli Alleati ci misero così tanto per sconfiggere la Germania? Bè, la spiegazione che viene più logica è la netta superiorità tedesca rispetto alla Gran Bretagna in termini di uomini, mezzi e forze armate. Però è riduttivo. Probabilmente dobbiamo pensare che se gli Inglesi avessero sempre anticipato le mosse dei Tedeschi questi si sarebbero accorti di essere spiati e quindi avrebbero cambiato le procedure di “Enigma”. Per questo misero in atto un’azione orribile nei confronti dei propri concittadini: il mancato sgombero della città di Coventry. I vertici di “Ultra” sapevano perfettamente il giorno e l’ora del bombardamento dei Coventry, e lo comunicarono a chi di dovere, che però fece orecchie da mercante. A farne le spese furono 1.436 civili.
A parte questo brutto episodio, “Ultra” contribuì a far vincere all’Inghilterra la battaglia aerea contro la Luftwaffe.

Ma i Tedeschi non si erano davvero accorti di niente? Anche qui non abbiamo la risposta definitiva. Probabilmente sì, si erano accorti di qualcosa.
Adolf Hitler rispose in modo piuttosto sarcastico quando vide le copie di alcuni documenti segreti dell’ambasciatore inglese in Turchia che una spia albanese (Elyesa Bazna) era riuscita a fotografare. Questi scritti, segretissimi, vennero pagati a peso d’oro e poi mostrati al Fuhrer, il quale esclamò “Troppo bello per essere vero”. In quelle pagine non si parlava di “Ultra”, ma probabilmente se ne faceva qualche riferimento. Hitler, che credeva fosse un tranello inglese, non ci diede peso.

Anche gli Italiani, in quanto in guerra con la Germania, annusarono qualcosa di strano. Il generale Bastico scrive così, il 18 agosto del 1941, al Comando Supremo: “Dal generale Rommel mi viene segnalato che ogni volta giunge a Bardia (in Libia) un sommergibile, questa località è soggetta ad azione aerea da parte degli Inglesi, il che può lasciar presupporre che questi riescano a intercettare e decifrare le comunicazioni via radio”.