Karl Ernst Krafft
Karl Ernst Krafft

Negli anni ’20 era l’astrologo più in vista del Reich e uno dei più famosi del mondo intero, quindi la sua influenza era davvero enorme: poco si sa sulle sue origini e sulla sua vita sino a quando entrò nella cerchia dei gerarchi nazisti. In particolare Rudolf Hess e Heinrich Himmler erano devotissimi all’astrologia ed agli oroscopi: per loro le sue previsioni erano dei veri e propri vaticini.
Anche gli Alleati, in particolare i servizi segreti britannici, avevano il “loro” astrologo di fiducia che compilava gli oroscopi: si chiamava Louis de Wohl, ungherese.
Questi due luminari della scienza astrologica sono vissuti entrambi nel Novecento, in epoca moderna, non nel Medioevo dei secoli bui. Ancora oggi l’astrologia è diffusissima in tutto il mondo, seguita pedissequamente da moltissime persone di ogni credo e ceto sociale. Probabilmente tutti conoscono il proprio segno zodiacale e quasi tutti hanno letto almeno qualche volte le rubriche di oroscopi contenute nelle varie riviste. In Estremo Oriente non si combinano matrimoni senza aver prima consultato l’astrologo di fiducia. All’università della Sorbona, in Francia, esiste un corso di astrologia come materia di appoggio alla psicologia. In molti atenei americani ci si può anche laureare in astrologia. Sempre negli USA, parecchie aziende, anche famose multinazionali, utilizzano gli oroscopi per decidere le proprie strategie di marketing.
Ma come, quando, dove e perché nasce l’astrologia?

André Breton, poeta surrealista francese, definì l’astrologia “una grande signora, molto bella, venuta da lontano e che detiene i maggiori segreti del mondo”. In effetti ha ragione: viene da Babilonia ed è nata nel 2000 avanti Cristo.
I primi astrologi storicamente accertati furono i Caldei, un popolo di stirpe aramaica stabilitosi nella mezzaluna fertile della Mesopotamia. Furono loro i primi ad alzare gli occhi al cielo e perdersi nell’infinito mare di stelle che li sovrastava. I misteriosi oggetti nel cielo che osservavano tutte le notti gli apparivano come delle divinità, cui davano nomi propri o simboli di animali. Quindi, in un primo momento, essi li adorarono, li idolatrarono: da qui la astrolatria, cioè adorazione degli astri. Poi passarono all’osservazione ed allo studio di questi corpi celesti: l’astrologia, cioè studio degli astri.
I Caldei divisero la massa dei corpi celesti visibili a occhio nudo in “strisce”: una di queste era chiamata “Strada di Anu”, ossia la rotta seguita da Sin (la Luna) e Shamash (il Sole) attraverso il cielo. Questa rotta attraversava alcuni gruppi di stelle più grandi, che furono scelte come degli astri-guida. Queste erano esattamente dodici: i dodici segni dello Zodiaco.
Quindi divisero lo Zodiaco in dodici parti uguali di 30 gradi ciascuna e compilarono le prime effemeridi (le tavole che indicano le posizioni dei pianeti giorno per giorno). Quindi, la dicitura che spesso sentiamo: Giove è entrato nel Capricorno, è nata 2000 anni prima della nascita di Cristo in Mesopotamia.
Naturalmente i Caldei adoravano le loro divinità, quindi avevano il loro, personalissimo, Zodiaco. Per i calcoli si servivano di giganteschi osservatori chiamarti ziggurat che significa “essere alto”, i quali potevano raggiungere i cento metri di altezza. I più famosi osservatori erano a Ur, Babilonia e Uruk.
Nel contempo, in un luogo lontanissimo dalla Mezzaluna fertile mesopotamica, altri sacerdoti stavano guardando verso il cielo. Si chiamavano druidi e vivevano nella selvaggia Britannia. Utilizzavano anche loro degli osservatori, ma molto più rudimentali: i megaliti, di cui la testimonianza più celebre è quella di Stonehenge. Loro, però, non si interessavano all’astrologia, ma si limitavano a usare quei luoghi come osservatori privilegiati della volta celeste.

Col tempo e con il passare dei secoli l’astrologia giunse in Egitto, dove si sviluppò grazie all’apporto del primo astrologo storicamente noto: il faraone Ramsete II (morto nel 1236 a.C.), che fece decorare la propria tomba coi simboli astrologici.
Parallelamente in America si sviluppavano le civiltà precolombiane dei Maya e degli Aztechi. In particolare i Maya riuscirono a redigere ben due calendari: uno, di 365 giorni, si chiamava solare e regolava la semina e il raccolto; l’altro, di 260 giorni, si chiamava lunare e serviva per i loro riti. Qualche anno fa questi calendari divennero “di dominio pubblico” perché avevano stabilito la fine del mondo nel 2012. Quanto fossero esatti i calcoli da cui si evinceva questa data, non si sa. Quel che si sa per certo è che hanno toppato.
Nella civiltà maya, però, i calendari non servivano solo a presagire dei disastri: i sacerdoti erano chiamati a fare l’oroscopo di ogni bambino che avesse raggiunto i cinque anni di età per stabilire quale sarebbe stata la sua attività più indicata nel futuro (soldato, funzionario, mercante…).

Dal VII al IV secolo a.C. accaddero eventi che cambiano la storia umana. In India si diffuse la dottrina buddista, in Cina quella confuciana, in Palestina quella ebraica. Nel frattempo, in Grecia nacque la grande filosofia classica. Contrariamente a quanto si può pensare, anche quest’ultima teneva in grande considerazione l’astrologia. Aristotele, ad esempio, riteneva che “questo mondo è necessariamente collegato ai movimenti del mondo superiore. Qualunque potenza nel nostro mondo è governata da questi movimenti”.
Ippocrate, medico e filosofo vissuto intorno al 450 a.C., insegnava che il carattere di un individuo andava messo in relazione con l’equilibro dei quattro “umori” (sangue, muco, bile nera e bile gialla), legati a loro volta ai quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua), associati ai dodici segni zodiacali. I segni di Fuoco: Ariete, Leone e Sagittario. I segni di Terra: Toro, Vergine e Capricorno. I segni di Aria: Gemelli, Bilancia, Acquario). I segni di Acqua: Pesci, Cancro, Scorpione.
L’astronomo greco Ipparco di Nicea, vissuto nel II secolo a.C., inventore dell’astrolabio, stabilì per primo le corrispondenze tra i singoli settori dello Zodiaco e le varie parti del corpo.
Grazie a Ipparco e Ippocrate la medicina greca conglobò nel suo scibile anche l’astrologia, tanto che i medici, appena arrivavano accanto al letto di un malato, redigevano l’oroscopo per individuare l’origine del male e quindi i medicamenti più adatti a lui.
Il primo trattato astrologico “moderno” fu il Tetrabiblos, di Claudio Tolomeo, astrologo di Alessandria d’Egitto vissuto intorno al 170 d.C., una summa di tutto il sapere astrologico ereditato dai Caldei, dagli Egizi e dai Greci. Tolomeo diede anche una definizione sistematica dei pianeti, dei segni zodiacali e di ogni loro tendenza.

I Romani, gente bellicosa e concreta, si interessarono poco all’astrologia. La tollerarono come tolleravano tutte le religione, anche le più bislacche, ma non la tenevano in gran conto.
Con l’avvento del Cristianesimo, invece, l’astrologia entrò nella sua fase più cupa. Considerata una forma corrotta di superstizione, degna solo di maghi e fattucchiere, i Padri della Chiesa la aborrivano e la disprezzavano. Sant’Agostino (354-430), che pure l’aveva seguita durante la giovinezza (come pure altre inclinazioni tutt’altro che “morali”), la riteneva una pratica demoniaca.
Spetterà agli Arabi salvare l’astrologia. Ecco infatti, nel IX secolo, Albumasur che nel suo trattato Introductorium in Astronomiam scrisse: “Soltanto osservando l’enorme diversità dei moti planetari saremo in grado di comprendere le innumerevoli varietà di cambiamenti che avvengono nel nostro mondo”. Grazie soprattutto a lui e, appunto, alla civiltà araba la tradizione astrologica egizia, greca e caldea venne salvata dalla aggressiva campagna di denigrazione cristiana.

Dopo l’Anno Mille, quando l’Europa vide la luce dopo la notte dei secoli bui, i grandi scrittori cristiani cominciarono a discutere se l’astrologia fosse da condannare o meno. Giovanni di Salisbury, vissuto intorno al 1175, affermava decisamente che doveva essere condannata perché usurpava, con le sue rivendicazioni “profetiche”, le prerogative del Creatore, unico arbitro dei destini umani.
Di parere opposto (e più autorevole) Alberto Magno, vissuto dal 1205 al 1260, che memore degli insegnamenti di Aristotele (secondo cui il moto delle stelle gli animi umani), sosteneva che gli astri, pur non potendo plasmare l’uomo, erano comunque in grado di influenzare il corpo e la volontà umana.
Anche Tommaso d’Aquino giunse a riconoscere che l’astrologia doveva essere accettata come materia di studio complementare alla dottrina ufficiale della chiesa sulle origini dell’universo.

Presso l’università di Bologna esisteva sin dal 1125 una cattedra di astrologia. Un rappresentante di questa facoltà fu Guido Bonatti, apprezzato consigliere di Guido da Montefeltro, citato anche nell’Inferno di Dante tra gli indovini. Bonatti, ad ogni inizio di campagna militare, doveva consultare le effemeridi per stabilire il momento più opportuno per far scattare l’attacco.
Non era, comunque, tutto rose e fiori. L’astrologia aveva ancora moltissimi avversari, soprattutto nella Chiesa. Il bolognese Cecco d’Ascoli, poeta e astrologo vissuto nel XIV secolo, ad esempio finì sul rogo perché aveva cercato di calcolare la nascita di Cristo su base astrologica.

Arriviamo al Rinascimento. Il Medioevo è alle spalle e anche i papi si sono modernizzati. Sisto IV (1471-1484) fu il primo pontefice ad estendere un oroscopo. Giulio II (1503-1513) ricorse a un astrologo per decidere il giorno più propizio per la sua incoronazione. Il suo successore, Leone X, si portò a corte una schiera di astrologi. Da allora in Vaticano la pratica dell’astrologia divenne di casa: ed infatti Lutero prese di mira anche questa tendenza, che lui riteneva essere assolutamente da condannare.
Anche Savonarola fu nemico acerrimo dell’astrologia. Il grande paladino della rigenerazione cristiano, nella sua foga polemica contro la corrotta Chiesa romana, odiava quei papi che si fidavano dei loro astrologi di corte. Per lui l’astrologia “si erge a depositaria della scienza, ma in realtà è la frode più pericolosa di tutte, perché è lei a rendere gli uomini meschini, tormentati, inquieti, a renderli servi”.

Alla metà del XVI ecco la rivoluzione copernicana. Il Sole diventava il centro dell’universo. L’astrologia non patì molto, almeno inizialmente. La Terra rimaneva sempre il centro simbolico dal quale venivano misurati i moti dei pianeti. In più, stavolta, la Chiesa giocò completamente a suo favore, visto che la dottrina di Copernico venne dichiarata eretica. Dunque, pur essendo stato “sfatato” scientificamente, il culto dell’astrologia rimase in auge.
Soprattutto tra i grandi sovrani dell’epoca era divenuta una moda. Caterina dé Medici si serviva del più grande e più celebre di tutti i tempi: Nostradamus, che merita un approfondimento a sé stante. Cristiano IV, re di Danimarca, chiamò alla sua corte l’astrologo-astronomo Tycho Brahe, che nel 1577 profetizzò la nascita in Finlandia di un principe che avrebbe devastato la Germania: ci azzeccò, perché nacque Gustavo Adolfo, il Leone del Nord, il vincitore della Guerra dei Trent’Anni.

Purtroppo per l’astrologia, stavano tornando i tempi bui. Dopo l’ubriacatura rinascimentale, il mondo si allarga con la scoperta dell’America. Cominciano i grandi tempi delle invenzioni, delle tecnologie, delle industrie. Già dal Seicento iniziò la decadenza, che continuò naturalmente con la diffusione universale della Dea Ragione, cioè dell’Illuminismo. La filosofia illuministica non condannava l’astrologia: semplicemente la ignorava, la considerava una stupida superstizione. Tuttavia, anche nel secolo dei Lumi, ci fu qualcuno che la seguiva come una religione. Era Goethe, che così descrisse la sua nascita: “Venni al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749, al dodicesimo tocco di mezzogiorno. Il Sole si trovava nel segno della Vergine; Giove e Venere erano di buon aspetto nel Sole; Mercurio non era sfavorevole, Saturno e Marte neutrali. Questi buoni aspetti, molto apprezzati, in seguito, dagli astrologi, rappresentarono senza dubbio il motivo per cui sono rimasto in vita. Infatti per l’inquietudine dell’ostetrica, pensarono che fossi morto venendo al mondo e fu solo dopo numerosi sforzi che vidi la luce”.

L’astrologia rinacque nell’Ottocento per motivi comprensibili. Il Seicento e soprattutto il Settecento avevano visto il proliferare della scienza, del positivismo, della concretezza. Le fabbriche e le industrie cominciarono a invadere il mondo, il denaro prendeva sempre più importanza per tutti. Non c’era più spazio per il romanticismo, la magia, l’invisibile, l’irrazionale, di cui ogni essere umano ha sempre bisogno. Nacquero il Neoclassicismo e il Romanticismo. L’astrologia riprese piede in tutti i ceti sociali.
Nei tempi odierni gli astronomi e gli astrofisici sono i principali avversari degli astrologi. Secondo la loro opinione non vi è alcuna relazione tra i pianeti e i fatti umani. E’pura follia, quindi, dare credito alle fantasiose predizioni degli oroscopi.
Tuttavia, lo sappiamo bene, i giornali, le tv, internet e tutti i mezzi di comunicazione sono strapieni di astrologi che azzardano previsioni. Dell’anno 2020 nessuno, però, ha previsto il suo andamento indubbiamente negativo.

Per finire, lasciamo una testimonianza piuttosto eloquente di un grande astrologo che nel 1939 si lasciò andare a predizioni molto azzardate che adesso andiamo ad analizzare.
Si chiamava Gabriel Trarieux d’Egmont e scrisse il volume “Essai de Previsions sur la Guerre”, dove appunto prediceva gli avvenimenti principali del secondo conflitto mondiale che stava per scoppiare. Lui stesso disse di aver applicato una rigorosissima analisi, supportata da parecchi calcoli, ad ogni moto di pianeta, corpo celeste, stella. Successivamente, sempre fidando di questi calcoli, si gettò nell’elencare il futuro di vari soggetti politici protagonisti dell’epoca pre-bellica.
Ecco le previsioni sugli uomini politici.
Neville Chamberlain: “Uomo chiaramente provvidenziale: il suo triplo trigono nei segni di fuoco (in cui Nettuno è congiunto con Giove: l’intuizione all’autorità) lo guiderà in maniera quasi infallibile. Sappiamo poi come andrà a finire.
Hitler: “Si ricava che una volta risolta la questione polacca chiederà la pace”.
Leopoldo III del Belgio: “Il suo regno seguiterà in pace”.
Mussolini: “Non conosco oroscopo più bello, per l’armonia e per l’equilibrio potente dell’insieme. L’Italia fascista resterà neutrale”.
Quali invece gli esiti del conflitto?
La guerra si sarebbe conclusa “indiscutibilmente” entro il marzo 1940. Francia e Gran Bretagna sarebbero state vittoriose (e qui ci azzeccò), ma sarebbe stata, tuttavia, una “pace di compromesso”. In effetti a quel tempo nessuno avrebbe scommesso su un’altra guerra mondiale destinata a durare sei anni e causare ancora più morti e devastazioni della precedente.